Storie Web venerdì, Gennaio 16
Bioplastiche, nel 2025 bilancio ancora in sofferenza

Continua il momento negativo per il comparto delle bioplastiche in Italia. «Tutte le applicazioni sono in sofferenza a causa della discontinuità dei volumi richiesti dal mercato. Dopo i mesi primaverili di domanda piatta abbiamo visto un’impennata a luglio e ad agosto e una discesa a settembre», spiega il presidente di Assobioplastiche Luca Bianconi. «In un mercato – continua – nel quale sono entrati prodotti provenienti dall’Oriente a prezzi nettamente inferiori a quelli dell’industria occidentale. Una competizione unfair, spesso giocata con regole socio-economico ambientali non identiche per tutti i competitor». Calcolare l’impatto sui fatturati non è semplice vista l’ampiezza della gamma dei prodotti delle imprese italiane. «In generale, possiamo stimare una riduzione del valore tra il 5% e il 15%. Per fare un altro esempio gli imballaggi per frutta e verdura, che negli ultimi trimestri hanno presentato trend stabili positivi, probabilmente chiuderanno il quarto trimestre in flessione», sottolinea Bianconi.

La tendenza negativa continua da almeno due anni. Il fatturato del settore, dopo il record 2022 (1,16 miliardi di euro), è sceso a 828 milioni (-29,1%) nel 2023, anno in cui i volumi complessivi dei manufatti prodotti hanno toccato le 120.900 tonnellate (-5,5% sul 2022), con le maggiori difficoltà incontrate dal comparto monouso che ha registrato un calo del 20%. Secondo l’analisi più recente di Plastic Consult per Assobioplastiche e Biorepack (il consorzio di smaltimento delle bioplastiche), nel 2024 il fatturato della filiera è sceso ancora: a 704 milioni di euro (-15% rispetto al 2023), nonostante volumi prodotti stabili (121.500 tonnellate: +0,5%).

Rimangono critici per il settore la concorrenza dei prodotti a basso costo in arrivo da Paesi extra-Ue e di quelli pseudo-riutilizzabili, cioè realizzati in plastica vergine e destinati a più riutilizzi ma di fatto trattati come il monouso bandito dalla direttiva Sup (single use plastic). A questo proposito, è stata chiesta a gran voce una definizione di prodotti riutilizzabili mancante nella normativa, che lavorasse su pesi e dimensioni, ma non è ancora arrivata a pubblicazione.

Un altro tema è quello dei controlli, insufficienti per proteggere una filiera di qualità. «C’è anche un grosso problema di legalità. Sul mercato troviamo spesso sacchetti per frutta e verdura con contenuto bio-based inferiore al 60% obbligatorio, e quindi non a norma, oppure sacchi per asporto merci addizionati con carbonato e quindi fragilissimi. Si tratta di prodotti che costano in media circa il 20% in meno di quelli delle aziende che lavorano in modo corretto. Purtroppo, spesso la grande distribuzione usa aste al ribasso che premiano questi prodotti, di bassa qualità e con effetti sull’ambiente tutti da verificare. È avvilente per chi lavora nel mercato nel modo migliore», testimonia ancora Bianconi.

L’industria italiana assiste a un sempre maggiore import di materiali dal Far East. Prima era la materia prima, ora anche i prodotti finiti: «Si va a perdere pezzo per pezzo la catena del valore che abbiamo creato in Italia, che ricordiamo è il mercato più importante in Europa per la bioplastica, con il 50% del consumo europeo», continua il presidente di Assobioplastiche, aggiungendo: «Se non c’è un cambio di marcia anche da parte di enti certificatori e organismi di controllo siamo destinati a un appiattimento verso la bassa qualità dal quale difficilmente riusciremo a uscire». E sulla base del recente lancio del marchio Organico Biorepack sui prodotti compostabili – che esprime per i produttori l’appartenenza al sistema di gestione e per i cittadini l’indicazione per il conferimento corretto nell’umido domestico – Bianconi guarda al futuro: «Ci auguriamo che il marchio venga adottato da tutti i trasformatori e dai loro clienti e che nel tempo, possa diventare il marchio di qualità di riferimento per i cittadini».

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