Storie Web lunedì, Agosto 17

Su un binario morto Fs Treni Turistici Italiani, la controllata di Trenitalia lanciata nel 2023 per valorizzare il business dei convogli ad hoc per itinerari turistici, storici e religiosi come i treni di Natale, la Milano-Alba ’Tartufo e Vino’ o la Transiberiana d’Abruzzo.

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Le attività – secondo i documenti consultati da Radiocor – sono in «perdita strutturale» avendo accumulato in tre anni oltre 62 milioni di perdite nette e il modello di business «non appare economicamente sostenibile». Di qui la scelta di avviare dopo l’estate un profondo riassetto scorporando alcuni asset, che andranno direttamente in Trenitalia, mentre altri sono destinati a tornare in Fondazione Fs. Nel suo primo anno di attività, il 2023, Fs TTI ha fatto viaggiare 40mila passeggeri su oltre 600 treni tra storici, turistici e charter ma il bilancio era già negativo per 2,2 milioni. Il rosso è aumentato di sette volte a fine 2024 (14,7 milioni) mentre nel 2025, nonostante il raddoppio dei ricavi (circa 19 milioni) grazie anche al lancio del servizio di lusso “La Dolce Vita” di Arsenale, le perdite hanno superato i 45 milioni. “Dalle informazioni gestionali alla data del 31 maggio 2026 – si legge nel bilancio approvato a luglio – emerge una ulteriore perdita di periodo” per l’esercizio in corso.

Fs ha scommesso nel 2023 sui treni turistici e storici cavalcando la crescente domanda di “esperienze di viaggio sostenibili” che valorizzano il territorio, ma i risultati ottenuti fin qui hanno consigliato una riflessione sulle reali potenzialità di questo business. Dall’analisi è emerso che i convogli “storici” e “religiosi” presentano strutturalmente un rapporto ricavi-costi negativo, mentre il mercato dei servizi turistici ferroviari è ancora tutto da costruire con «investimenti e tempi di ritorno non sostenibili».

Il piano industriale 2027-2030 di Fs Treni Turistici Italiani, riconoscono gli amministratori, evidenzia «l’impossibilità di garantire la generazione di marginalità e flussi finanziari positivi» con «perdite strutturali e fabbisogni finanziari» rispettivamente da 10 e 12,8 milioni di euro annui. Davanti a questo scenario Trenitalia sta valutando il cambio di direzione. La prima parte del progetto di riorganizzazione consiste nella scissione da Fs TTI del ramo d’azienda Turismo, che passerà a Trenitalia spa. L’operazione consentirà di «porre termine alle perdite a carattere strutturale, grazie al più proficuo utilizzo del materiale rotabile e degli equipaggi, nonché alla generazione di sinergie operative ed industriali» e potrà prevedere il trasferimento di circa 200 tra carrozze e locomotive e una trentina di dipendenti.

La seconda fase riguarderà un’eventuale riallocazione in Fondazione Fs Italiane dei rami rimanenti, ovvero Storico e Religioso/Charter. Nelle sue valutazioni il gruppo sottolinea che, al di là dei risultati economici, il business dei treni turistici e storici ha una funzione per lo più di marketing e di brand awareness, compito affidato prevalentemente alla Fondazione Fs. L’ente, che si occupa di custodire e gestire il patrimonio storico delle Ferrovie, è stato fondato il 6 marzo 2013 e ha un parco di oltre 400 rotabili storici. Già prima della nascita di Fs Treni Turistici, si occupava anche della realizzazione di viaggi su mezzi d’epoca: nel 2019 aveva trasportato circa 100mila persone in 460 itinerari.

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