Storie Web venerdì, Aprile 24

Con una decisione senza precedenti destinata a far discutere, la giuria internazionale della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia ha annunciato che si asterrà dal considerare per i massimi premi — il Leone d’Oro e il Leone d’Argento — quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale (CPI). Il provvedimento colpisce direttamente Russia e Israele, coinvolti rispettivamente nei mandati di arresto internazionali per Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu.

Le ragioni della Giuria: collegare l’arte alle “urgenze del nostro tempo”

La commissione tutta al femminile, presieduta da Solange Farkas e composta da Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi, ha rivendicato la propria responsabilità nel collegare l’arte alle “urgenze del nostro tempo”. In una nota ufficiale, le giurate hanno sottolineato come la rappresentanza dello Stato-nazione leghi indissolubilmente il lavoro degli artisti alle azioni dei governi che rappresentano, decidendo di agire in difesa dei diritti umani e in linea con lo spirito del progetto della mostra principale “In Minor Keys”. Già nelle settimane scorse, diversi artisti e curatori avevano pubblicato una lettera aperta chiedendo misure ancora  più drastiche. Nel testo si afferma che ”esiste una soglia oltre la  quale la partecipazione alla Biennale non dovrebbe essere  normalizzata”.

Nel 2024 un analogo provvedimento aveva riguardato il  primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per il conflitto nella Striscia di Gaza. La giuria della Biennale non interviene sulla presenza dei padiglioni nazionali (sulla presenza del padiglione russo c’è una forte polemica, da settimane tra Fondazione e Ue), ma limita la propria azione alla  selezione dei premi principali, incluso il Leone d’Oro.

Autonomia e Indipendenza

La Fondazione Biennale, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, ha reagito precisando che la giuria opera in “piena autonomia e indipendenza di giudizio”. L’istituzione ha definito la scelta delle giurate come una “naturale espressione della libertà” di cui la Biennale stessa si fa garante, pur ribadendo la propria linea storica di inclusione delle rappresentanze statali riconosciute.

Tensioni Internazionali e lo scontro tra Biennale e UE

La decisione giunge in un momento di estrema tensione geopolitica che vede la Biennale al centro di uno scontro tra Roma, Bruxelles e Mosca. La Commissione Europea ha minacciato di sospendere finanziamenti per 2 milioni di euro a causa della riapertura del padiglione russo. Il portavoce Thomas Regnier ha confermato che l’erogazione dei fondi è congelata in attesa di spiegazioni soddisfacenti dalla Fondazione.

Maria Zakharova (Russian MFA)

La reazione di Mosca: “L’Ue ricade nell’anticultura”

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha duramente attaccato l’Unione Europea, definendo la possibile revoca dei fondi come una “ricaduta nell’anticultura” e un segno di inciviltà dell’Occidente.

Pressioni su Israele: Oltre alle decisioni della giuria, il padiglione israeliano continua a essere oggetto di proteste da parte di collettivi artistici che denunciano una “disuguaglianza strutturale” rispetto alla mancanza di un padiglione palestinese ufficiale.

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