La sofferenza è soprattutto nei consumi nei bar e nei ristoranti, anche a causa di un’estate particolarmente difficile, ma più in generale ricalcando la tendenza generale delle famiglie a tagliare di più le spese ritenute maggiormente superflue e quindi anche le consumazione fuori casa. Qui il Cash & Carry ha perso quasi il 5% e i grossisti l’1,3%. Sono invece calate dell’1,5% le vendite a volume nei canali della distribuzione per i consumi domestici.
È il bilancio del 2025 tracciato da Assobibe sul settore delle bevande analcoliche, che vale 4,9 miliardi di euro e impiega 83mila persone lungo tutta la catena del valore. L’anno, «complesso e dominato da incertezze» ha registrato «una faticosa tenuta, e si è chiuso «con una lieve contrazione dell’1,5% a volume rispetto all’anno precedente, dopo un’estate particolarmente negativa, con agosto che ha toccato una flessione dell’11,3%».
Dopo un trend analogo già registrato nel 2024, con una diminuzione dell’1,4% a volume, il settore, secondo l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese che producono e vendono bevande analcoliche in Italia – e relativi ai canali Gdo, Cash & Carry e Grossisti del comparto –continua dimostrare una sostanziale tenuta, seppure in una situazione di grande complessità e in un contesto di rallentamento generalizzato del settore food & beverage italiano».
«Nel 2025 il settore ha saputo navigare in un contesto non facile – ha dichiarato Giangiacomo Pierini, presidente Assobibe -. Questo ci permette di guardare al futuro con cauto ottimismo. Tuttavia, nonostante una serie di interventi del Governo per sostenere il potere di acquisto dei cittadini, rimangono all’orizzonte preoccupazioni significative legate a un possibile aumento dei prezzi a partire dal 2027, qualora non venissero cancellate definitivamente Sugar tax e Plastic tax. Questi due balzelli rischiano di produrre un’ulteriore contrazione del mercato, compromettendo ulteriormente la stabilità della filiera delle bevande analcoliche e di spegnere completamente ogni speranza di ripresa. È necessario che il Governo cancelli definitivamente queste misure fiscali che incombono su produttori, territori e famiglie italiane, frenando la competitività senza garantire benefici per i cittadini. Purtroppo, l’aumento di conflitti internazionali produrrà ulteriori difficoltà».
Entrando più nel dettaglio dei consumi, a volume per categoria, emergono dinamiche differenziate con alcuni segnali positivi accanto a segmenti in sofferenza. Gli energy drinks hanno segnato un incremento dell’11,3% in tutti i canali, confermandosi come il segmento più dinamico del comparto. Anche le limonate mostrano un andamento positivo con un +1,5%, trainato dalla crescita nei canali Gdo e Grossisti. Una sostanziale stabilità si è registrata sulle cole (+0,2%), oltre alle toniche (+0,9%) e alle gassose (pari rispetto al 2024), che risultano in crescita esclusivamente nel canale Grossisti. Sono invece in sofferenza in tutti i canali, gli aperitivi e cocktail analcolici (-7,4%), le bevande isotoniche (-7,5%) e il chinotto (-7,2%). In negativo anche il pompelmo (-5,6%), le aranciate ( -4,7%), e i tè freddi ( -4,3%).

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