Storie Web domenica, Maggio 24

L’arma migliore per il futuro del Medio Oriente è la democrazia scientifica. Ne è così convinta Anna Maria Bernini, che nel Consiglio dei ministri di venerdì sera ha condiviso un suo “pallino”: la costruzione di un’università italiana a Gaza e in Libano. Come ha raccontato lei stessa intervenendo al Festival dell’Economia di Trento. «Non vediamo l’ora», ha aggiunto la ministra che anche delineato la road map dell’intervento. «Da fine agosto il capo della Protezione civile e io cominceremo ad andare in Palestina e verificare quali sono i luoghi in cui potremmo costruire, ovviamente con le autorità locali. Al netto della situazione geopolitica in corso, che è molto complicata, per quanto ci riguarda possono farsi delle strutture come quelle nelle zone alluvionate o di guerra, che sono permanenti, definitive, ma che si costruiscono in celerità». E lo stesso dicasi per il Libano.

Sempre sul fronte internazionale, Bernini ha ricordato la recente partecipazione dell’Italia al progetto di ricerca Sesame: «È un sincrotrone – ha spiegato – che abbiamo prestato alla Giordania, insieme al direttore scientifico di questa grande infrastruttura, la più grande del Medio Oriente, che fa chimica dei materiali avanzati e può fare anche biofarma, alta medicina, biologia e anche archeologia innovativa. Noi abbiamo pezzi d’Italia, di ricercatori, di tecnologie e di imprese italiane che fanno grande ricerca nel mondo e Sesame è uno di questi esempi». Con la particolarità di ospitare studiosi europei, italiani, egiziani, iraniani, palestinesi, israeliani e giordani. «Questo ci dimostra – ha chiosato – che la democrazia scientifica funziona ed è il più grande detonatore di pace che abbiamo in questo momento».

Nel dedicare un pensiero, a proposito di conflitti in corso, anche all’Iran e agli studenti iraniani ospitati nel nostro Paese («Diecimila borse di studio sono state già date agli iraniani comprensive di vitto, alloggio ed alta formazione e ora altri stanno cercando di arrivare ma il canale di comunicazione si è irrigidito a causa della guerra») la titolare del Mur si è impegnata ad agevolare il loro approdo nelle nostre università. Spostandosi poi sul fronte interno. A proposito della tendenza degli atenei ad alzare la no tax area Bernini ha lanciano un monito chiaro: «È un conto – ha detto – che qualcuno prima o poi pagherà. Bisogna che i rettori abbiano la certezza di poterselo permettere. Altrimenti prima o poi paga il ministero e quindi tutti i contribuenti». Fermo restando che «i bilanci delle università italiane sono tutti in attivo per 1 miliardo. Le polemiche sono legittime, ma i numeri parlano».

Un pensiero è andato poi all’attualità, a cominciare dalle nomine per i vertici dell’Agenzia Anvur ad esempio. La ministra ha respinto al mittente le accuse di lottizzazione provenienti dall’opposizione e ha difeso la riforma dei concorsi universitari che dopo 15 anni manderà in pensione l’abilitazione scientifica nazionale e che sta per essere approvata in via definitiva dalla Camera.

Passando per gli altri temi caldi – da un lato, la maggiore flessibilità nella gestione di una parte dei finanziamenti che arriveranno con il Fondo Ffo 2026 abbinata a un aumento direttamente proporzionale della responsabilità degli atenei e , dall’altro, un paracadute per le università che rischiano di essere penalizzate dai nuovi indicatori della valutazione della ricerca – Bernini è approdata a Medicina. Rinnovando il proposito, già annunciato sul Sole 24 Ore del 14 maggio, di arrivare quanto prima a 30mila posti e difendendo il modello del semestre filtro. A suo giudizio, «ha funzionato», ma servono comunque dei correttivi che colgano i suggerimenti arrivati dagli studenti: «Lavorare durante il semestre anche con le piattaforme di simulazione che l’anno scorso siamo riusciti a fare solo in parte, collegare meglio la scuola superiore e il mondo della medicina con la definizione dei programmi e le domande dei test».

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