
Agevolata la funzione sociale
Come ricordato l’8 ottobre dal Governatore della Banca d’Italia, «le banche cooperative, radicate nelle comunità, promuovono l’inclusione e una crescita equilibrata. Sono un modello distintivo di intermediazione bancaria, anche per la governance democratica. Nel tempo, hanno ampliato l’accesso ai finanziamenti a famiglie e piccole imprese, sostenendo persone che ne sarebbero rimaste escluse. La loro missione fondante è servire le comunità».
Una funzione sociale che le Bcc svolgono – senza fini di speculazione privata – nel rispetto di vincoli e di principi cooperativi, quali: a) l’accantonamento di almeno il 70% degli utili a riserve indivisibili, un patrimonio intergenerazionale di cui soci e comunità sono solo usufruttuari; b) la destinazione obbligatoria del 3% per la promozione cooperativa; c) la compressione degli utili destinabili ai soci; d) l’erogazione del credito prevalentemente ai soci e per il 95% nel territorio di competenza; e) il controllo democratico “una testa, un voto” da parte dei soci; f) l’impegno verso la comunità, regolato dall’art. 2 dello statuto e sostenuto dal Fondo Beneficenza.
Finalità e vincoli che per le Bcc motivano la detassazione Ires del 63% dell’utile a riserva legale indivisibile (beneficio pari al 17,3% dell’utile netto) e il recente esonero dal contributo per l’affrancamento della riserva legale da extraprofitti.
Lista del Cda chiusa e unica
In attesa di maggiore proporzionalità e semplificazione delle norme bancarie, della Riforma persiste la forzata equiparazione delle Bcc dei gruppi alle grandi banche significant, con conseguenti distorsioni, complessità e onerosità. Nel frattempo, con l’avallo di Capogruppo e Vigilanza (e revisione cooperativa), la governance democratica delle Bcc rischia di essere svilita da regole elettorali che, per il rinnovo cariche, portano sovente i soci a votare, con “una testa, un voto”, una sola lista chiusa (nemmeno lunga con preferenze) predisposta dal Cda uscente. Nelle 12 maggiori Bcc, ad esempio, i regolamenti prevedono che l’elenco dei candidati – diverso da quello del Cda – sia sottoscritto da disincentivanti quorum di soci che vanno dall’1 al 7% della compagine sociale: in pratica, quorum da 266 a 3.884 soci presentatori (in media 1.274). Un metodo che, se non corretto, pur muovendo dall’autovalutazione e dall’ottimale composizione quali-quantitativa dell’organo, espone i Cda a rischi di autoreferenzialità e di autoperpetuazione. Con incarichi che potrebbero essere “ad limitum” per alcuni consiglieri o presidenti, considerato che negli statuti il limite dei mandati consecutivi (in genere 5, contando dall’adesione ai Gbc, con primi effetti tra circa 9 anni) è applicato non più ai singoli amministratori, ma alla media dell’insieme dei consiglieri.
Compensi Cda e Dg al 3,02% del costo del personale
La marea degli utili ha fatto salire nel 2024 a 97 milioni (+11% sul 2021) i compensi di oltre 1.500 amministratori e di 179 direttori delle Bcc e dei gruppi bancari cooperativi (Gbc) Iccrea e Cassa Centrale. Anche nei 10 maggiori gruppi di banche Spa le remunerazioni dei vertici sono aumentate del 13% fino a 64 milioni, ma pesano sul costo del personale per lo 0,3%. Nelle Bcc e nei Gbc, invece, l’onere è del 3,02%, di cui l’1,5% è imputabile ai compensi dei Cda e l’1,52% ai direttori generali (Dg). E se l’incidenza è in diminuzione dal 3,33% del 2021, lo è esclusivamente per l’incremento del 24% del costo del personale, fermatosi al +4% nei gruppi Spa.












