Dopo lo scoppio del conflitto, gli occhi del mondo economico sono puntati sulla riapertura dei mercati finanziari
Osservato speciale è il petrolio che, secondo alcune stime, potrebbe arrivare anche oltre i 100 dollari dai 72 di venerdì a causa della chiusura dello stretto di Hormuz da parte dell’Iran, da cui passa circa il 30% del greggio mondiale; una minaccia, però, difficile da mantenere ora che nell’area è dispiegata la flotta americana. 

A contenere il prezzo del greggio potrebbe contribuire anche la decisione dell’OPEC+, il cartello dei Paesi produttori di petrolio, che ha confermato un maxi incremento della produzione di greggio di 206mila barili al giorno, quasi il doppio di quanto previsto. Più ampio potrebbe quindi essere l’incremento dei prezzi legati al gas, perché le tensioni coinvolgono il Qatar, che produce un quarto del gas spedito via nave. 

Brutte notizie per l’Italia e l’Europa perché il prezzo dell’elettricità viene calcolato a partire da questi dati. Il risultato del conflitto potrebbe quindi essere quello di una fiammata inflattiva la cui intensità dipenderà dalle prossime mosse e dalla durata delle tensioni. I listini potrebbero invece reagire al ribasso, anche a causa dei valori molto alti raggiunti negli ultimi mesi che potrebbero così effettuare una brutta correzione. 

Altro tema sensibile è quello dello stop ai voli che nell’immediato tiene bloccate migliaia di persone nei Paesi del Golfo e che, se durerà ancora molto, potrà portare disagi a catena nei prossimi mesi.

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