
Azimut si allarga in Sud America, ampliando il sito produttivo in Brasile, con un investimento di 8 milioni di euro nell’arco di due anni. A raccontare il progetto è Marco Valle, ad del gruppo Azimut Benetti, il quale illustra la strategia che l’azienda sta adottando oltreoceano, che comprende anche nuovi vertici per il cantiere brasiliano di Itajaì: il ceo Carlo Alberto Sisto e il direttore commerciale Roy Capasso, nominati lo scorso ottobre.
Azimut, ricorda Valle, è presente in Brasile dagli anni ’90, «grazie a un importatore, che si chiamava Gilberto Ramalho, ed era anche proprietario di Intermarine, cantiere oggi gestito sua figlia, il quale costruiva le nostre imbarcazioni, su licenza, vicino a San Paolo. Nel 2009 Ramalho muore in un incidente con l’elicottero. A quel punto io e Paolo Vitelli (fondatore di Azimut Benetti, scomparso nel 2024) siamo andati in Brasile e, per non perdere il mercato costruito negli anni, abbiamo deciso di cominciare a produrre direttamente noi in Brasile. Aprendo un cantiere ex novo nello Stato di Santa Catarina, a Itajaì. La prima barca uscita, superando mille difficoltà, è stata un 43 piedi fly (13 metri), che è arrivato sul mercato 14 anni fa».
Oggi, dopo quasi tre lustri, prosegue Valle, «ci troviamo con un’azienda in Brasile che fa 100 milioni di euro, in controvalore, di fatturato, conta circa 600 addetti, produce bene, è profittevole e realizza sei modelli di Azimut dai 50 piedi (15 metri) ai 27 metri. Un segmento di mercato in cui noi rappresentiamo circa il 40% del market share. E un altro 20% è coperto dal nostro competitor Intermarine, della figlia di Ramalho».
In territorio brasiliano, aggiunge l’ad, «di barche piccole ne fanno tante; invece sulle imbarcazione dai 15 ai 30 metri ci sono pochi concorrenti e noi, come Azimut, siamo il brand di riferimento. Abbiamo un’area produttiva che supera i 20mila metri quadrati e nei 14 anni passati dalla costruzione di quel primo 43 piedi, sono state costruite e consegnate più di 400 barche. Inizialmente, tutto veniva importato dalla casa madre di Avigliana (Torino). Ma negli ultimi 10 anni abbiamo investito molto sulla verticalizzazione e, in particolare, abbiamo creato una falegnameria interna, per realizzare i mobili delle barche, e abbiamo produzioni di tek e acciai fatte in casa. Quelli che in Italia sono fornitori strategici, in Brasile li teniamo dentro il cantiere: abbiamo internalizzato la filiera. E per questo abbiamo aumentato, negli ultimi anni, la formazione interna. Il prossimo step è l’impianto elettrico interno, perché, per ora, siamo ancora in fornitura».
Nell’arco di un decennio, sottolinea Valle, «abbiamo fatto sì che la qualità dell’imbarcazione brasiliana migliorasse in maniera importante, tanto che siamo riusciti non solo a vendere imbarcazioni in Brasile, ma anche in tutto il Mercosur, ad esempio in Uruguay, in Colombia e in Argentina». E ora il gruppo si prepara a un passo ulteriore. «Abbiamo deciso – dice l’ad – di avviare un investimento di 8 milioni di euro nell’arco di due anni, somma che, poi, probabilmente aumenterà, per un’espansione produttiva del cantiere. Ciò che vogliamo fare è superare la dimensione dei 30 metri con la produzione in Brasile. Avendo consegnato, infatti, un alto numero di barche tra i 24 e i 27 metri, oggi abbiamo un parco clienti importante e intendiamo costruire modelli di 30 metri e anche superiori a quella lunghezza. L’investimento servirà ad allargare il cantiere di uno spazio tra i 5mila e i 7mila metri quadrati, per iniziare a produrre imbarcazioni di 30 metri; l’obiettivo, poi, è di realizzarne anche da 33-34 metri. La prima fase sarà tra quest’anno e il 2028, quando sarà pronto il primo 30 metri».









