Storie Web giovedì, Giugno 20
Notiziario

Secondo caso di influenza aviaria riscontrata in un essere umano. Lo hanno annunciato le autorità sanitarie statunitensi, a meno di due mesi dal primo caso registrato di trasmissione all’uomo dell’epidemia che circola ampiamente tra le mucche da latte. Il nuovo caso è stato riscontrato nello stato del Michigan, tuttavia le autorità sanitarie ritengono che la valutazione del rischio per la popolazione americana rimanga “bassa”. Un primo caso era stato annunciato lo scorso aprile in Texas, nel sud degli Stati Uniti. Sia nel Michigan che in Texas, i pazienti hanno mostrato sintomi solo agli occhi, afferma il Cdc. 

L’infezione è stata rinvenuta in un contadino “regolarmente esposto al bestiame”, affermano le autorità americane. 

 

Oltre 50 gli allevamenti contagiati

Aumentano gli allevamenti di mucche contagiati con il virus dell’influenza aviaria negli Stati Uniti: ufficialmente il conteggio è arrivato a 51. Ma in Michigan, il dipartimento all’Agricoltura, ha fatto sapere che in tre ulteriori fattorie di animali da latticini è stato individuato “il virus altamente infettivo H5N1”. 

Gli scienziati americani temono che il virus dell’aviaria sia in realtà più diffuso, ma la riluttanza degli allevatori a collaborare e a testare gli animali rende difficile la stima reale dei contagi. Secondo il Boston Globe inoltre, frammenti non attivi del virus sono stati scoperti in un campione di latte in vendita nel New England. I 40 campioni di latte, tutto pastorizzato, esaminati sono stati prelevati in 20 diversi negozi. Il latte è stato quindi analizzato al Massachusetts Institute of technology.  Gli esperti sostengono che il latte pastorizzato in commercio non sia a rischio, in quanto proprio la procedura di riscaldamento ad alte temperature a cui viene sottoposto può lasciare in circolazione solo tracce del virus ‘non attive’. 

Negli Usa anche in estate sorveglianza massima su aviaria

Negli Usa si stanno implementando ‘misure di sicurezza’ per la prevenzione di un’eventuale epidemia di influenza aviaria sia tra gli animali che negli esseri umani. I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) hanno chiesto ai responsabili sanitari dei vari Stati americani di mantenere la stessa sorveglianza sulla presenza dei virus dell’influenza usata durante i picchi invernali. Il controllo mira a individuare velocemente ogni segnale del temuto salto di specie del virus dell’aviaria H5N1all’uomo.   Usualmente d’estate la sorveglianza influenzale viene mantenuta a livelli minimi o è assente. Nirav Shah, vicedirettore del dipartimento dei controlli sulle influenze dei Cdc, ha osservato: “Abbiamo sinora detto di non ritenere ci siano casi di aviaria circolanti, semplicemente perchè non abbiamo prove in questo senso, ma fino a che non avremo un buon numero di analisi delle varie sotto-specie virali in circolazione non possiamo confermare le nostre conclusioni”. “A fronte dei contagi con il virus H5N1 negli allevamenti di mucche- ha precisato – dobbiamo aumentare le possibilità di scoprire eventuali casi di aviaria tra le persone prima che si diffo

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