
L’attacco militare degli Stati Uniti contro il Venezuela, avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, ha provocato una reazione immediata e durissima sul piano internazionale. Mentre a Caracas il governo ha dichiarato lo stato di emergenza e denunciato una «gravissima aggressione», le capitali di diversi Paesi hanno preso posizione, condannando l’operazione ordinata dal presidente statunitense Donald Trump e chiedendo l’intervento degli organismi multilaterali.
Mosca: «L’attacco a Caracas viola il diritto internazionale»
La Russia è stata tra le prime a reagire. «Il Venezuela non ha rappresentato alcuna minaccia per gli Stati Uniti, né militare, né umanitaria, né criminale, né legata alla droga (quest’ultima è confermata da un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite). Pertanto, l’attuale operazione militare, così come le azioni contro il Venezuela degli ultimi giorni e settimane, non hanno alcuna base sostanziale». Lo ha scritto sul suo canale Telegram Konstantin Kosachev, vicepresidente del Consiglio federale russo, la Camera alta del Parlamento, citato dall’agenzia Tass. «Il diritto internazionale è stato chiaramente violato e l’ordine stabilito in questo modo non dovrebbe prevalere», ha aggiunto Kosachev, inserendo l’attacco Usa in una più ampia critica all’unilateralismo militare di Washington. Anche il ministero degli Esteri russo ha condannato l’«aggressione armata degli Usa contro il Venezuela».
Iran: «Ferma condanna attacco militare americano»
Condanna netta anche da Teheran. Il ministero degli Affari Esteri iraniano ha denunciato «con fermezza l’attacco militare americano» contro il Venezuela, parlando in una nota ufficiale di «flagrante violazione della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale» del Paese sudamericano. Il governo iraniano ha definito l’operazione una «aggressione illegale degli Stati Uniti», ricordando i legami politici ed economici che da anni uniscono Iran e Venezuela, entrambi sottoposti a sanzioni statunitensi.
Cuba si schiera con Maduro dopo l’attacco Usa
L’Avana ha assunto una posizione apertamente schierata al fianco del presidente Nicolás Maduro, storico alleato regionale. Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha denunciato quello che ha definito un «attacco criminale» degli Stati Uniti, sollecitando una risposta «urgente» della comunità internazionale. In un messaggio pubblicato su X, Rodríguez ha affermato che Cuba «denuncia e chiede un’immediata risposta internazionale contro l’aggressione degli Stati Uniti al Venezuela», sostenendo che la cosiddetta “Zona di pace” dell’America Latina e dei Caraibi sia stata «brutalmente assaltata». Il capo della diplomazia cubana ha parlato di «terrorismo di Stato» contro il «coraggioso popolo venezuelano» e contro la «Nostra America», chiudendo il messaggio con lo slogan rivoluzionario «Patria o Morte, vinceremo!».
Petro: «Il Venezuela è sotto attacco, si riunisca l’Onu»
Allarme anche da Bogotá. Il presidente della Colombia Gustavo Petro ha scritto su X: «Caracas è sotto bombardamento in questo momento. Allertate il mondo: il Venezuela è stato attaccato! Stanno bombardando con missili. L’Organizzazione degli Stati americani e l’Onu devono incontrarsi immediatamente». Petro ha aggiunto che sarebbero stati colpiti obiettivi istituzionali e militari nella capitale, tra cui il Palacio Federal Legislativo, sede del Parlamento, e il Cuartel de la Montaña, dove si trova il mausoleo di Hugo Chávez. Il presidente colombiano ha riferito anche dell’attivazione del piano di difesa del palazzo presidenziale Miraflores, parlando di un «bilancio al momento confermato» degli obiettivi colpiti.









