Storie Web giovedì, Ottobre 22

Prima il sit in davanti alla fabbrica poi la decisione di arrampicarsi a 60 metri di altezza. A Portovesme riesplode la protesta dei lavoratori dell’Eurallumina, azienda che sotto il controllo della russa Rusal, costituisce il primo anello della filiera dell’alluminio. Una decisione presa  in attesa del vertice al Ministero previsto per  domani quando si dovrebbe decidere sul futuro dell’impresa.  

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La vertenza

L’azienda, che oggi ha un’esposizione debitoria di 1 milione di euro, deve fare i conti con il congelamento delle risorse finanziarie disposto dall’autorità competente nell’ambito delle sanzioni alla Russia. Da un anno la Rusal ha smesso di versare gli oltre 2 milioni di euro al mese per tenere in piedi lo stabilimento sardo (fermo dal 2009). Le risorse che dovrebbe erogare lo Stato, secondo la denuncia dei sindacati e lavoratori), per tenere in piedi la fabbrica non arrivano e cresce il debito. 

La protesta

Ora la protesta con la decisione più dura. «Basta rinvii, ora ognuno si assuma le proprie responsabilità – fanno sapere i lavoratori -. Dalla riunione di domani pretendiamo, come obiettivo minimo, lo stanziamento immediato delle risorse necessarie alla gestione operativa dello stabilimento fino a fine anno e, comunque, per tutto il tempo necessario a una soluzione strutturale». I lavoratori ricordano anche quanto accaduto recentemente e spiegano le loro ragioni. 

«Come annunciato nei comunicati delle ultime settimane, non intendiamo restare a guardare mentre altri decidono del destino della fabbrica. Per questo oggi, mentre si svolge il sit-in e l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori, una delegazione ha occupato la sommità del forno di calcinazione statico n. 1, a oltre 60 metri d’altezza. Ritrovarci quassù quasi un anno dopo è la prova più evidente

di quanto poco sia cambiato. Le colleghe e i colleghi in presidio ai cancelli sostengono l’iniziativa».

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