Gli astronauti hanno anche eseguito un nuovo test delle tute pressurizzate, realizzate su misura e chiamate Ocss (Orion Crew Survival System), in grado di garantire la sopravvivenza fino a sei giorni. Sono fondamentali sia durante le fasi dinamiche del volo, per esempio durante il lancio e il rientro, sia in caso di depressurizzazione della cabina e dopo l’ammaraggio. Gli astronauti le hanno indossate per verificarne sia la tenuta sia la libertà dei movimenti, per esempio sedendosi sul sedile della navetta e per mangiare e bere.
La giornata è proseguita con i preparativi per l’osservazione della superficie lunare, che li ha impegnati per circa sette ore. Sono 35 i punti da studiare e fotografare, compresi i siti nei quali si sono posate al suolo le missioni Apollo 12 e Apollo 14.
Ci sono anche il mare Orientale, un cratere dal diametro di oltre 900 chilometri che si trova al confine tra il lato visibile e quello nascosto della Luna e che al momento del passaggio di Orion sarà completamente illuminato.
Sul lato nascosto della Luna si è verificato l’atteso blackout delle comunicazioni con il centro di controllo della Nasa in Texas, riprese circa 40 minuti dopo. “Mentre accendevamo i motori diretti verso la Luna, ho detto che non stavamo lasciando la Terra, ed è vero”, ha affermato l’astronauta Christina Koch quando il contatto con la Terra è stato ristabilito. “Esploreremo, costruiremo veicoli spaziali. Torneremo. Costruiremo basi scientifiche… Saremo fonte di ispirazione, ma sceglieremo sempre la Terra.”
Gli astronauti hanno osservato, in particolare, il cratere Hertzsprung, dal diametro di circa 600 chilometri. E’ in questo periodo, che è previsto l’avvicinamento massimo di Orion al suolo lunare, a 6.550 chilometri.








