Storie Web venerdì, Aprile 10

Tutta la missione ha risollevato l’interesse specie in Usa ed Europa, se non in misura planetaria come nei voli Apollo per la Luna, certamente a un livello insperato, dopo che da mesi e mesi lo spazio ci riserva solo problemi: spazzatura spaziale, troppi satelliti che oscurano le stelle, uso militare. Tutta roba che impensierisce l’uomo della strada.

Il tocco magico è stata l’entrata in scena, fugace quanto inaspettata, di un barattolo di una famosa crema spalmabile, che uno degli astronauti aveva portato con sé come comfort food, pratica comune in questi voli. Questo ha scatenato sia la simpatia che le critiche, piuttosto assurde, di quelli che trovano problemi anche nella confezione dei cioccolatini svizzeri.

Per la parte più importante, il sorvolo del nostro satellite, la scena se l’è presa proprio lei, la nostra bella Luna, che si è mostrata un po’ di lato, ma nella parte più importante per gli scienziati Nasa. Mentre i quattro astronauti battevano il precedente record di distanza dalla Terra di ben 6.606 chilometri, sono state scattate valanghe di belle immagini, importanti anche dal punto di vista scientifico, per dettagliare le aree di possibili allunaggi e la geologia lunare. Per la prima volta Nasa ha fatto usare agli astronauti degli smartphone top di gamma, certificando che oramai fra macchine fotografiche e questi, la differenza è praticamente inesistente. Difficile scegliere la più bella, fra quella della Terra vista dalla Luna e quella, per cui vota chi scrive, della eclissi di Sole vista da Orion, mentre sta dall’altra parte della Luna.

I quattro hanno potuto vedere il lato lontano del nostro satellite, quello che pochissimi possono dire di aver visto, con tutto il suo mistero, dato che è veramente diverso dal lato a noi rivolto, che ha sempre lo stesso aspetto. I quattro si sono dichiarati ben consci del privilegio ricevuto, per cui si sono addestrati per lunghi mesi, e hanno subito anche snervanti ritardi.

La Luna ha fornito loro una spinta gravitazionale, con il cosiddetto effetto fionda, che li ha rimessi nella traiettoria di arrivo. Dopo un giorno di relax gli astronauti, al tempo in cui scriviamo, si preparano alla delicata fase di rientro in atmosfera. In prossimità dell’atmosfera Orion si sgancia dal Deep Space Network – la rete di grandi antenne che copre tutto il globo e a cui collabora anche la nostra Telespazio – e il controllo viene ripreso direttamente da Houston, mentre viene anche divisa la capsula dal Service Module e Orion affronta l’ultimo percorso da solo. Per avere un’idea di cosa aspetta gli astronauti in quei 13 minuti possiamo solo dire che Orion arriva nell’atmosfera, circa 100 chilometri dal suolo, a 40mila chilometri allora. Lo splashdown, quando cioè la capsula tocca le onde dell’oceano davanti alla città di San Diego, Usa, avviene a 27 chilometri all’ora.

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