Sono i classici “portatori di interesse” che in finanza, quelli bravi, definiscono con il termine inglese di stakeholder. L’associazione italiana medici per l’ambiente (Isde) riunisce un migliaio di camici bianchi molto sensibili al tema del cambiamento climatico. Per questo motivo, negli ultimi anni, hanno messo in atto un costante pressing sulla Cassa di previdenza dei medici, Enpam, la più grande del settore (27 miliardi di patrimonio) affinché non investisse in fonti fossili.
In parallelo, Isde Italia, che fa parte di un network internazionale di associazioni del settore, ha avviato una campagna contro la guerra e gli investimenti in armi, culminata in una lettera aperta inviata ad Alberto Oliveti, presidente dell’Enpam.
La lettera aperta
«Questa lettera nasce da una preoccupazione profonda e condivisa da molti medici contribuenti, che sentono il dovere di interrogarsi sull’uso delle risorse previdenziali alla luce dei valori fondanti della professione medica»: è l’incipit del documento inviato al vertice della Cassa previdenziale a cui aderiscono oltre 365mila iscritti attivi, medici e odontoiatri.
La preoccupazione di Isde Italia sugli investimenti in armi da parte di Enpam, nasce dalla partecipazione della Cassa di previdenza, nel maggio scorso, all’evento «Defence Investment Forum di Roma, un incontro a porte chiuse tra imprese degli armamenti, fondi d’investimento, Casse di previdenza – si legge nella lettera aperta –. È noto che il quinto pilastro del piano da 800 miliardi RearmUE intende coinvolgere attori privati allo scopo di farli entrare nel capitale di tali industrie».
Da qui la presa di posizione dei medici associati a Isde Italia: «Possiamo immaginare come il settore militare eserciti una attrattiva grazie ai cospicui rendimenti che promette ma come medici abbiamo dissentito da tempo con tali tipi di investimenti e non vogliamo che i nostri contributi pensionistici vadano all’industria delle armi».











