
Gli emendamenti alle norme sulle Aree Idonee introdotte nel decreto Transizione 5.0, dopo i rilievi sollevati dal Tar sui paletti troppo rigidi allo sviluppo delle rinnovabili, danno maggiore spazio alla possibilità per le imprese di realizzare impianti per l’autoconsumo nelle aree circostanti a un insediamento industriale.
Fotovoltaico: salta l’autorizzazione unica per le aziende
Tra le novità introdotte nel provvedimento, che ieri ha ottenuto il voto di fiducia in Senato, c’è un emendamento che elimina l’obbligo per l’impresa che vuole realizzare un impianto – ad esempio quelli per l’autoconsumo previsti dall’Energy Release, ma possono essere anche altre finalità – ad avere un’autorizzazione ambientale unica. Un documento che richiede molto tempo e una certa selettività per essere rilasciato e che rischiava di restringere molto la platea di soggetti che possono avvalersi delle aree idonee consentite vicino ai siti industriali. Le norme inserite nel decreto 5.0 stabiliscono che le aree idonee (cioè quelle che prevedono procedure autorizzative semplificate per le rinnovabili) attorno ai siti produttivi debbano ricadere entro un raggio di 350 metri (la cosiddetta Solar Belt). Altro aspetto sul quale si fa chiarezza è il fatto che lo stesso impianto fotovoltaico, nel caso superi i 20 kilowatt di potenza, non può più essere considerato a sua volta un sito industriale dal quale calcolare i 350 metri per costruirne un altro, come invece in precedenza era previsto.
Regime transitorio: i progetti già approvati vanno avanti
E ancora, tra le novità positive per imprese e operatori che realizzano gli impianti, c’è l’istituzione e la definizione di un regime transitorio. In sostanza, sono le regole che consentono a chi aveva già avviato processi autorizzativi prima dell’approvazione delle nuove norme di andare avanti con le vecchie regole. Il decreto Agricoltura, approvato la scorsa estate, aveva vietato l’istallazione di nuovi impianti fotovoltaici a terra praticamente in tutte le aree ad uso agricolo. Questi limiti ora non si applicano alle «procedure abilitative o autorizzatorie, ivi comprese quelle di valutazione ambientale, per le quali la verifica di completezza della documentazione presentata a corredo del progetto risulti compiuta alla data di entrata in vigore del presente decreto». Le note positive finiscono qui. «Ci sono interventi migliorativi su aspetti specifici come la Solar Belt e il regime transitorio, ma non tali da evitare a molti progetti la procedura ordinaria», osserva Aurelio Regina, delegato per l’Energia del presidente di Confindustria.
Connessioni alle rete: se troppo lunghe l’area non è più idonea
Ancora una volta, a fronte di emendamenti che aprono varchi, altri ne sono stati approvati che contraddicono i precedenti. Come la norma che prevede che gli impianti realizzati in aree idonee, le cui connessioni alla rete elettrica fuoriescano dall’area idonea stessa, siano considerati come realizzati in aree non idonee. Le connessioni alla rete quasi sempre si prolungano per parecchi metri perché la rete elettrica di distribuzione non copre tutti gli angoli del Paese. «Tra le novità introdotte ci sono aspetti migliorativi – commenta Luciano Barra, responsabile legislativo di Italia Solare – ma al contempo ci sono aspetti, come quello delle connessioni, che hanno implicazioni gravi».
Gli emendamenti introducono una stretta alla possibilità delle Regioni di individuare ulteriori aree idonee oltre a quelle già previste per legge (come ex cave, aree da bonificare, zone limitrofe ad autostrade e ferrovie). Le regole introdotte del decreto Transizione 5.0 consentivano di creare nuove aree entro un limite dello 0,8 e il 3% della superficie agricola utilizzata: gli emendamenti approvati prevedono che dentro questo range le Regioni possano farvi rientrare le aree idonee ex lege e le zone destinate ad agrivoltaico, dunque chiudendo gli spazi per il fotovoltaico a terra. Restano invariate le regole precedenti che vietano alle Regioni di prevedere aree idonee dove ricadano vincoli paesaggistici regionali e o norme attuative dei piani paesaggistici. L’Umbria aveva fatto notare che nel suo caso con queste regole non potrà raggiungere i target sulle rinnovabili nelle aree idonee.










