Confindustria non ha preso molto bene le ultime decisioni del Governo in tema di sostegno agli investimenti. Il decreto fiscale approvato ieri e pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale introduce infatti disposizioni giudicate fortemente penalizzanti per le imprese che avevano già pianificato investimenti.
A sottolinearlo è Marco Nocivelli, vicepresidente dell’associazione con delega alle Politiche industriali e al Made in Italy: “Il testo prevede un taglio del 65% del credito d’imposta richiesto”, ha spiegato.
Nodo credito d’imposta e investimenti green
Secondo Confindustria, il provvedimento presenta due criticità principali: riduzione significativa del beneficio fiscale, con un impatto diretto sulla liquidità delle imprese e l’esclusione degli investimenti in energie rinnovabili, in particolare nel fotovoltaico ad alta efficienza
Un elemento particolarmente contestato riguarda la retroattività della norma, che – secondo l’associazione – viola il principio del legittimo affidamento e penalizza chi ha già completato investimenti rilevanti nel 2025.
Tassa sui piccoli pacchi: il rinvio e le critiche
Se è scontata la soddisfazione per i contenuti del Decreto da parte dei rappresentanti dei partiti di maggioranza, meno lo è quella del Codacons che plaude al rinvio al 1° luglio della tassa sulle piccole spedizioni di valore inferiore ai 150 euro: “Il rinvio della tassa italiana sui pacchi era un atto dovuto, considerato che la misura si è rivelata un flop e non ha prodotto le entrate previste dal governo”, afferma il Codacons, commentando il decreto fiscale.
“L’Italia, soccombendo alla lobby dei commercianti, aveva anticipato la tassa europea introducendo un balzello da 2 euro sulle spedizioni extra-Ue che si è rivelata un flop totale ed è stata largamente elusa dagli operatori del settore, i quali spedivano i pacchi diretti in Italia in altri Paesi europei dove non esiste questa tassazione, pacchi che poi entravano in Italia viaggiando su gomma” ricorda il Codacons.
Le opposizioni: “manca certezza fiscale”
Stigmatizza i cambi di rotta del Governo il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S: “È successo con la tassa sui piccoli pacchi extra-UE, già rinviata dopo essere stata impostata male; con l’iperammortamento, bloccato da un vincolo scritto in modo tale da renderne necessaria la correzione; con la stretta su dividendi e participation exemption, già travolta da una clamorosa marcia indietro. Altro che certezza fiscale“.
Le principali misure del decreto
Oltre al credito d’imposta limitato al 35% per alle aziende e il rivio della tassa sui piccoli pacchi, le altre misure del decreto fiscale approvato ieri nel primo Consiglio dei ministri dopo lo scossone del referendum, sono state illustrate in un comunicato diffuso da Palazzo Chigi e riguardano diversi ambiti fiscali, economici e amministrativi.
Per quanto riguarda le operazioni permutative, viene posticipata l’entrata in vigore del nuovo regime IVA, che si applicherà ai contratti stipulati o rinnovati a partire dal 1° gennaio 2026. Restano validi i comportamenti adottati in precedenza e non sono previsti rimborsi d’imposta.
Sono inoltre aggiornati i riferimenti normativi relativi al regime fiscale dei lavoratori che trasferiscono la residenza in Italia, con applicazione a partire dal periodo d’imposta 2027.
In tema di avviamento negativo, per i soggetti che adottano i principi contabili internazionali si stabilisce che, nelle operazioni di cessione d’azienda, l’eventuale differenza negativa tra il corrispettivo e il valore dei beni contribuisce alla formazione del reddito e del valore della produzione in quote costanti nell’esercizio in corso e nei quattro successivi. Questa disposizione si applica dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2024.
Per i sistemi di garanzia dei depositanti, è prevista un’esenzione dall’imposta sostitutiva sugli interessi derivanti da titoli obbligazionari fino al 31 dicembre 2028.
Sul fronte degli investimenti in beni strumentali, viene eliminato il vincolo che limitava la maggiorazione dell’ammortamento ai soli beni prodotti nell’Unione Europea o nello Spazio economico europeo.
Per gli atleti dilettanti, è introdotta una soglia di esenzione dalla ritenuta alla fonte pari a 300 euro complessivi per i premi erogati fino al 31 dicembre 2026.
In materia di riscossione, vengono stabiliti nuovi termini per la richiesta di riconsegna anticipata dei carichi affidati all’Agenzia delle entrate. Inoltre, per specifiche fattispecie, viene ripristinato il regime di esclusione dei dividendi (nella misura del 95% per le società) e della participation exemption (PEX), con decorrenza dal 1° gennaio 2026.
Per quanto riguarda l’imposta di bollo, per i soggetti diversi dalle persone fisiche l’importo sui conti correnti e rendiconti aumenta da 100 a 118 euro.
Sono previste anche misure in ambito istituzionale e sociale. Il Comitato nazionale per l’educazione economica e finanziaria viene rafforzato con l’ingresso di un membro della Guardia di finanza, insieme alla definizione di nuovi standard qualitativi e alla possibilità di avvalersi di esperti esterni. Per garantire la continuità della carta europea della disabilità nel 2026, è autorizzata una spesa di 1,6 milioni di euro. Infine, per l’Avvocatura dello Stato è stanziata una somma di 500.000 euro annui a partire dal 2026, destinata a coprire le spese degli atti processuali e del contributo unificato per le parti assistite.











