Storie Web venerdì, Luglio 31

E se nessuno raggiunge la soglia del 42% dei voti necessaria per far scattare il premio di maggioranza previsto dal Melonellum in nome della stabilità (da qui anche il nome di Stabilicum dato alla riforma elettorale in dirittura d’arrivo in Senato)? Si tornerebbe dritti dritti alla “palude” della Prima Repubblica.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

E il rischio non è tanto peregrino se si considera la crescita dei ”terzi poli” estremi: se Futuro nazionale di Roberto Vannacci è già quotato oltre il 7%, un possibile partito ”grillino” guidato da Alessandro Di Battista, che ha già creato un’associazione dal nome “Schierarsi”, è stimato tra il 3 e il 5%. Senza contare che un terzo polo che potrebbe togliere voti al centrosinistra c’è già, ed è quello di Azione di Carlo Calenda, fermamente intenzionato a non unirsi in coalizione e a correre da solo nel nome dell’europeismo.

Il rischio «palude» se nessuno raggiunge il 42% dei voti

Da qui l’iniziativa bipartisan delle associazioni LibertàEguale, vicina al mondo democratico, e di Magna Carta, lo storico think thank dei moderati del centrodestra presieduto dall’ex ministro gaetano Quagliariello: una lettera aperta, una sorta di appello al Parlamento, affinché si riconsideri la norma di chiusura del ballottaggio nazionale tra i primi due arrivati se nessuno raggiunge il 42%, norma inizialmente prevista nel Melonellum su input di Fratelli d’Italia e poi messa da parte per le resistenze politiche di Lega e Forza Italia. Tra i firmatari dell’appello, oltre a Quagliariello, Peppino Calderisi, Stefano Ceccanti, Francesco Clementi, Giovanni Guzzetta, Fabrizio Cicchitto, Carlo Fusaro, Nicola Latorre, Claudia Mancina, Enrico Morando, Tommaso Nannicini, Arturo Parisi, Claudio Petruccioli, Umberto Ranieri e Giorgio Tonini.

I costituzionalisti bipartisan: «Sì al sistema dei grandi Comuni»

 «Noi, donne e uomini che hanno prestato il loro servizio nelle istituzioni e/o nell’impegno per la formazione delle nuove generazioni, riteniamo utile introdurre il ballottaggio nazionale nella legge elettorale, adottando un sistema analogo a quello previsto nei comuni maggiori – scrivono i firmatari della lettera aperta -. Un sistema semplice che consenta ai cittadini di scegliere una maggioranza di governo, evitando che si presentino al voto, in un unico turno elettorale, coalizioni troppo eterogenee, composte anche da formazioni estremiste di destra e di sinistra».

Ballottaggio come norma anti-estreme (Vannacci e Di Battista)

Il punto è proprio questo: un sistema con ballottaggio permetterebbe al centrodestra di ignorare Vannacci al primo turno puntando sui suoi elettori direttamente al secondo e al centrosinistra di fare altrettanto con l’eventuale lista di Di Battista. «Contrariamente a convinzioni spesso diffuse, gli andamenti elettorali e le previsioni demoscopiche indicano che il ballottaggio nazionale per le elezioni politiche non offrirebbe un vantaggio garantito a nessuna delle coalizioni e delle forze in campo», conclude l’appello bipartisan. La partita sarebbe comunque aperta, nessuno può avere la vittoria in tasca, ma in questo modo si darebbe voce ai cittadini per la scelta del governo e si isolerebbero le estreme. La riforma elettorale sarà in Aula in Senato il 9 settembre e il via libera è previsto per il 15. Visto che il testo sarà già rivisto con la riproposizione dell’emendamento sulle preferenze bocciato alla Camera col voto segreto, chissà che la pausa estiva non porti consiglio aprendo ad una riflessione anche sul ballottaggio.

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