Storie Web sabato, Giugno 22
Notiziario

«Io se dovessi dire “vota Antonio” quanto meno dovrei pagare i diritti d’autore alla famiglia di Totò, e non me lo posso permettere». Considerando com’è andata ad Antonio Decaro nelle urne, effettivamente non prendere l’impegno neppure per gioco è stato saggio. L’ex primo cittadino di Bari, che con 495.918 preferenze totali risulta il candidato più votato in un collegio dopo “Giorgia”, ha costruito il successo a partire dalla sua città (186.367 consensi) staccando di larga misura anche la presidente del Consiglio (59.830). Nel capoluogo pugliese il Partito democratico tocca la percentuale record del 45,66%, mentre FdI si ferma al 23,62%. Per una segretaria dem accompagnata dal favore degli elettori il primato non è certo in discussione, ma il séguito personale di Decaro consegna a lui un ruolo di primissimo piano nel partito.

«Oltre ogni aspettativa, bella responsabilità»

Si tratta di un dato «inaspettato e oltre ogni aspettativa» per ammissione stessa del protagonista. «Ho cominciato a sentirne già da ieri notte il peso, è una bella responsabilità. Viene anche dall’impegno di questi dieci anni di governo», spiega Decaro in un’intervista commentando i risultati. «Vuol dire che il Pd è riuscito a interpretare i bisogni delle persone e a dare qualche risposta nuova a qualche domanda nuova, come la sanità o il lavoro». Nel complesso la forza politica guidata da Elly Schlein ottiene il 27% dei propri voti dalle circoscrizioni meridionali (Sud e Isole), un dato più alto rispetto al 2019 proprio grazie alla straordinaria performance di Antonio Decaro. Ma in generale, a livello nazionale, i candidati riformisti sono andati meglio di quelli di area segreteria cominciando da Stefano Bonaccini (389.284) per passare a Giorgio Gori (210mila), Dario Nardella (100mila) e Matteo Ricci (84mila). Il che rende in qualche maniera le prospettive della componente più aperte al futuro in termini di leadership, quando sarà.

“Effetto-Decaro” sul Pd pugliese

In Puglia, l’affermazione elettorale del sindaco uscente di Bari ha trainato il risultato elettorale del Pd che nella regione diventa il primo partito ad oltre sei punti percentuali da Fratelli d’Italia. Crollano invece il M5S e Lega che nelle precedenti elezioni erano state rispettivamente primo e secondo partito. Su tutti, il dato più deludente è quello dell’astensione che cresce ancora: l’affluenza è stata del 43,61%, sotto la media nazionale del 49,84%. La buona affermazione del Pd si riflette anche per le elezioni del sindaco a Bari dove il candidato sostenuto da dem e Verdi Vito Leccese va al ballottaggio con il candidato del centrodestra, Fabio Romito, lasciando a casa l’altro candidato di una parte della sinistra e M5S, Michele Laforgia. Per le Europee, il Pd pugliese ha superato il 33,5% dei voti (nelle precedenti europee era al 16%) con Decaro che va oltre le 351mila preferenze quando la capolista Lucia Annunziata si ferma a “sole” 70mila.

L’inchiesta sul voto di scambio

A leggere i numeri, lo scompiglio causato qualche mese fa dall’inchiesta sul voto di scambio in città non ha scalfito in alcun modo il vertice dell’amministrazione. Le indagini da cui è nata a marzo la decisione del Viminale di nominare una commissione d’accesso per valutare l’eventuale infiltrazione criminale faceva riferimento a un presunto intreccio tra mafia, politica e affari e al tentativo di condizionare il voto alle ultime elezioni comunali (maggio del 2019) vinte dal centrosinistra che sosteneva il sindaco uscente Antonio Decaro. Le infiltrazioni avrebbero raggiunto anche la municipalizzata del trasporto urbano barese Amtab, sottoposta ad amministrazione giudiziaria per un anno. Il 26 febbraio scorso le indagini della Direzione distrettuale antimafia hanno portato all’arresto di 130 persone legate ai clan e in particolare all’arresto (ai domiciliari) di una consigliera comunale eletta col centrodestra (e poi passata al centrosinistra), Maria Carmen Lorusso, e di suo marito (in carcere), l’avvocato Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale. In occasione della conferenza stampa per illustrare l’indagine il procuratore di Bari Roberto Rossi tenne ad escludere il coinvolgimento del sindaco Decaro («quando si parla di condizionamento elettorale si rischia di pensare che tutto sia inquinato. C’è stata una parziale e circoscritta attività di inquinamento del voto all’interno delle comunali su cui l’amministrazione ha saputo rispondere», e «abbiamo accertato l’insussistenza del coinvolgimento del sindaco Decaro»). Per tornare pochi giorni dopo sul concetto in occasione della firma di un protocollo d’intesa al Comune ringraziando l’amministrazione comunale di Bari per la «grandissima collaborazione data alla Procura per raggiungere importanti risultati sulla legalità. L’amministrazione comunale è stata costante nell’aiutare gli inquirenti a liberare questa città».

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