Sedi diplomatiche, consolati, luoghi di culto, centri culturali. In poche ore la mappa dei «punti sensibili» statunitensi, israeliani e iraniani in Italia è tornata sotto una lente più stretta: più uomini, più mezzi, più attenzione. L’ordine è scattato con una «circolare urgente» del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, diramata sabato mattina mentre i missili di Stati Uniti d’America e Israele martellavano Teheran.
Nessun allarme concreto
È un innalzamento del dispositivo in chiave antiterrorismo che non nasce da un segnale specifico intercettato sul territorio nazionale. Non c’è, allo stato, un allarme concreto registrato in Italia. Ma proprio nelle crisi ad alta intensità la regola è ridurre l’incertezza: aumentare visibilità e controllo, rafforzare i presìdi, rendere più fitta la rete di vigilanza dove l’esposizione è maggiore. È una scelta di metodo, più che una reazione a un episodio: alzare la soglia prima che lo faccia la tensione.
Passaggio operativo
Da Roma a Milano, fino ai grandi centri del Paese, l’alert è stato diffuso dopo una riunione preliminare al Viminale tra Piantedosi e il capo della Polizia Vittorio Pisani. Un passaggio operativo, prima ancora che politico: riallineare le priorità, aggiornare la postura di sicurezza, indicare agli uffici territoriali cosa va blindato e con quali modalità. Sono stati innalzati i livelli di sicurezza ed è stata implementata anche l’attività informativa da parte della Digos.
Attenzione ad ampio raggio
Nel mirino non soltanto gli obiettivi simbolici e le sedi più esposte – ambasciate, consolati, strutture religiose e centri culturali riconducibili a Stati Uniti d’America, Israele e non solo – ma anche ciò che regge l’intervento sul campo: pattugliamenti, controlli, presìdi dinamici soprattutto nelle zone ad alta intensità fondamentalista, dove gli attacchi all’Iran possono aver innescato nuovi sentimenti contro l’Occidente, conferma una fonte vicina al dossier.
Strutture di pronto intervento
Il richiamo alla massima vigilanza riguarda infatti anche le strutture operative di pronto intervento su tutto il territorio. Per questo, nelle stesse ore, si è riunito d’urgenza il C.a.s.a., il Comitato di analisi strategica antiterrorismo: il tavolo di crisi presieduto dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione, che mette insieme tutte le principali articolazioni della sicurezza – carabinieri, Guardia di finanza, polizia – e il Sistema di informazione per la sicurezza, con Dis, Aisi e Aise. È lì che si sono incrociati i dati, si sono verificati i segnali e sono state messe in fila le informazioni utili a valutare se e dove in Italia l’escalation iraniana possa produrre effetti a catena.
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