L’antimicrobico-resistenza è una delle maggiori minacce per la salute pubblica, ma rappresenta anche un problema di sostenibilità economica che il nostro Servizio sanitario nazionale non può permettersi di sottovalutare. Un’infezione difficile da trattare significa spesso ricoveri più lunghi, maggiori complicanze, consumo di risorse e, nei casi più gravi, un aumento del rischio di mortalità. Contrastare questo fenomeno non significa soltanto sviluppare nuovi antibiotici. Significa soprattutto ripensare il modo in cui diagnostichiamo e curiamo le infezioni, superando una visione della spesa sanitaria concentrata sul costo del singolo farmaco.
I numeri aiutano a comprendere la dimensione del problema. Secondo il Rapporto AIFA relativo al 2024, in Italia la spesa complessiva per gli antibiotici ha raggiunto circa 1,5 miliardi di euro. Il consumo di antibiotici per uso sistemico è diminuito del 3,3% rispetto all’anno precedente, ma persistono importanti criticità nell’appropriatezza prescrittiva. Il rapporto tra consumo di antibiotici ad ampio spettro e a spettro ristretto è pari a 12,3, contro una media europea di 4,6. Si tratta di un indicatore significativo: si continua a ricorrere molto a farmaci che agiscono contro numerosi batteri, anche quando sarebbe preferibile un trattamento più selettivo.
I pazienti fragili
A preoccupare sono anche le resistenze. La sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità mostra che nel 2024 oltre un terzo degli isolati invasivi di Enterococcus faecium, un batterio che può provocare gravi infezioni ospedaliere, era resistente alla vancomicina. Non si tratta di un fenomeno astratto: le conseguenze ricadono soprattutto sui pazienti anziani, immunocompromessi, trapiantati e su chi affronta percorsi terapeutici complessi. L’OCSE ha individuato l’Italia tra i Paesi europei maggiormente esposti ai costi sanitari derivanti dalle infezioni resistenti.
Per troppo tempo abbiamo ragionato sull’antibiotico prevalentemente come una voce di spesa. Un farmaco innovativo può avere un prezzo di acquisto superiore rispetto a una terapia tradizionale, ma questa differenza, da sola, non dice nulla sulla sua effettiva convenienza. Se un trattamento appropriato, somministrato tempestivamente al paziente che ne ha bisogno, permette di controllare meglio un’infezione grave, ridurre la durata della terapia o evitare complicanze, il beneficio va valutato considerando l’intero percorso assistenziale. Naturalmente non significa utilizzare indiscriminatamente i farmaci più costosi: significa scegliere quelli indicati, quando sono realmente necessari, con dosaggi e durate corretti.
La diagnostica microbiologica
È qui che la diagnostica microbiologica rapida assume anche un valore economico e organizzativo. Alcune metodiche consentono oggi di identificare microrganismi e determinati meccanismi di resistenza in poche ore, anticipando informazioni che con i percorsi tradizionali potevano richiedere tempi molto più lunghi. Ma la tecnologia, da sola, non basta. Il risultato di laboratorio deve tradursi rapidamente in una decisione clinica, attraverso una collaborazione costante tra microbiologi, infettivologi, intensivisti, chirurghi e altri specialisti. Senza questa integrazione rischiamo di disporre di strumenti innovativi senza sfruttarne pienamente i benefici.
