Storie Web mercoledì, Ottobre 14

Anche le Dop cambiano. E con loro tutti i prodotti “insigniti” delle indicazioni geografiche riconosciute dalla Ue, che oggi devono affrontare nuove sfide per adeguarsi agli effetti del cambiamento climatico, per accogliere l’innovazione tecnologica, per migliorare la sicurezza alimentare e anche per assecondare i moderni stili alimentari e le nuove sensibilità dei consumatori.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Regole più semplici

Tra 2024 e 2026 sono state un’ottantina le richieste di modifica dei disciplinari presentate alle autorità dai Consorzi italiani di vini e alimenti Dop, Igp, Docg o Doc. E ora l’iter è più breve che in passato, visto che il Regolamento europeo sulle Ig recepito a maggio in Italia non prevede più il via libera di Bruxelles, ma solo quello del Masaf. Una novità che viene incontro alle sempre maggiori esigenze di velocizzare e snellire i percorsi di adattamento dei prodotti Ig all’evoluzione della società, pur senza intaccarne la tipicità, la distintività e il legame col territorio. Anche in termini di ricadute economiche visto che la “Dop economy” in Italia coinvolge circa 330 consorzi, vale 20,7 miliardi di euro alla produzione (19% del totale agroalimentare nazionale), coinvolge 184mila operatori e 865mila occupati (fonte Rapporto Qualivita).

«È determinante che le caratteristiche dei prodotti Ig e le modalità con cui sono realizzati si rinnovino continuamente – afferma Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia, l’associazione di rappresentanza dei Consorzi delle indicazioni geografiche –. Questo consente di assecondare le nuove richieste dei consumatori e di tenere al passo coi tempi gli stabilimenti e chi ci lavora, visto che non possiamo pensare di produrre come sia faceva anche solo vent’anni fa».

Capacità di reazione e adattamento

Coniugare autenticità e modernità, tradizione e innovazione è il mantra del mondo delle Ig e ne determina la vitalità e l’evoluzione, ma anche la capacità di reagire a fenomeni inaspettati. Infatti spesso le modifiche proposte ai disciplinari sono dettate da ragioni d’urgenza come calamità naturali, turbative del mercato o problemi sanitari.

Com’è accaduto di recente con l’introduzione delle misure per salvaguardare la Cinta Senese dall’impatto della peste suina africana. O con la termizzazione del latte (passaggio ad almeno 60° C per una durata di 40 secondi) nei casi del Puzzone di Moena e della Fontina, per ridurre la carica microbica di batteri patogeni. Per la Dop Valdostana è stata introdotta anche la possibilità di trasformare il latte proveniente da più mungiture, in modo da ridurre orari di lavoro e costi energetici, e di refrigerarlo in stalla, per slegare gli orari della mungitura da quelli della consegna ai caseifici.

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