Storie Web mercoledì, Giugno 10

L’Alzheimer è oggi una priorità di sanità pubblica: in Europa si stimano circa 9 milioni di persone con demenza, un numero destinato a superare i 14 milioni entro il 2050 . In Italia sono oltre un milione, di cui circa il 60% con Alzheimer, con un impatto significativo su famiglie, caregiver e sostenibilità del sistema di welfare. La demenza è associata a un elevato carico assistenziale e a costi globali superiori ai 1.300 miliardi di dollari, mentre in Italia il costo complessivo è stimato in circa 23 miliardi di euro l’anno.

Le cinque priorità

Ecco perché insieme ad altri 11 Paesi abbiamo firmato un documento di consensus internazionale per stabilire le 5 priorità che devono ora governare questa patologia. Obiettivo finale: colmare il divario tra innovazione scientifica e reale accesso dei pazienti a diagnosi e terapie.

I dati sull’Alzheimer riflettono una sfida urgente per le persone, i sistemi di assistenza e le società, una sfida che non può più essere ignorata. Diventa così necessario: integrare la diagnosi nei percorsi assistenziali standard, allineare i modelli organizzativi e di rimborso per garantire accesso equo e tempestivo alle terapie innovative, rafforzare la capacità del sistema sanitario, adottare una pianificazione di lungo periodo e consolidare il coordinamento tra Paesi.

Le nuove terapie

Il nuovo documento è nato dalla presa di coscienza che l’Alzheimer è entrato in un nuovo capitolo. Pur in assenza di una cura definitiva, oggi sono disponibili nuove terapie che, intervenendo sui meccanismi biologici della malattia, consentono di rallentarne la progressione e ritardare il declino cognitivo, soprattutto se somministrate nelle fasi iniziali. È proprio qui che la diagnosi biologica, grazie all’arrivo dei nuovi biomarcatori ematici, gioca un ruolo decisivo: permette infatti di individuare la malattia molto prima e di identificare con maggiore precisione il target dei pazienti che possono beneficiare di queste terapie. Accanto ai trattamenti sintomatici, si sta quindi affermando un nuovo approccio con il potenziale di modificare il decorso della patologia, a condizione di intervenire tempestivamente. La ricerca guarda già oltre, verso interventi ancora più precoci, prima della comparsa dei sintomi: uno scenario che rende urgente costruire sistemi sanitari pronti a sostenere questo progresso.

Un approccio rigoroso

Le terapie per l’Alzheimer aprono prospettive nuove e richiedono un approccio rigoroso nella valutazione del loro impatto clinico. La sfida è trovare un punto di equilibrio tra accesso all’innovazione e tutela dei pazienti nell’interesse delle tante famiglie che vivono l’impatto di una patologia come l’Alzheimer. In questo senso, il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e pazienti, come quello avvenuto con Mindshift, è essenziale per definire modalità di utilizzo appropriate, sicure e sostenibili.

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