
Tutti i nostri settori chiave: dal dolciario al vino, dagli oli e grassi alle conserve vegetali. Senza dimenticare i formaggi e i salumi che attualmente hanno una presenza marginale, molto inferiore alle loro potenzialità e che con l’accordo potrebbero spiccare il volo.
Con i dazi Usa la possibilità di diversificare gli sbocchi appare come una boccata d’ossigeno per le imprese
Ancora non siamo in grado di quantificare gli effetti dei dazi del Presidente Trump. Nel 2024 il nostro export alimentare è cresciuto del 17,5% e al momento le nostre imprese stimano a fine anno un calo tra il -4-5%. Gli Usa restano, dopo la Germania, il nostro primo paese per export, quindi, per noi è fondamentale mantenere vivo, aperto e attrattivo il canale commerciale americano ma è anche importante diversificare entrando in altri mercati. Per questo dopo l’accordo Ue-Mercosur guardiamo ad altre aree commerciali di interesse strategico, verso le quali favorire accordi di libero scambio. E in prima fila ci sono il Giappone e i Paesi del Golfo Arabo. Dobbiamo intercettare quei mercati dove la cultura alimentare è già simile alla nostra o ci si sta avvicinando. Con le cautele necessarie ad evitare squilibri e concorrenze anomale, il libero mercato ha sempre aiutato ad aumentare la produttività e a creare ricchezza. Viviamo tempi in cui occorre avere coraggio e, se necessario, assumere qualche rischio controllato.
Nel corso del negoziato si è parlato tanto delle possibili minacce sul fronte delle importazioni agricole. Tuttavia, con la riduzione dei dazi arrivano anche opportunità. Ad esempio, costerà meno approvvigionarsi di caffé e cacao. Materie prime strategiche per l’industria alimentare italiana.
Sul fronte delle materie prime, l’Italia è autosufficiente solo per l’ortofrutta, il vino e i prodotti a base di carne avicola, per tutto il resto siamo importatori. L’ultimo Rapporto Ismea sull’agroalimentare italiano 2024 segnala che i principali prodotti alimentari importati dall’Italia sono caffè, olio extravergine d’oliva, mais, bovini vivi, prosciutti e spalle di suini, frumento tenero e duro, fave di soia, olio di palma e panelli di estrazione dell’olio di soia. Per quanto riguarda il valore delle importazioni di cacao e caffè un mercato libero aperto come quello del Mercosur dovrebbe attenuare i picchi di costo dei nostri approvvigionamenti, riducendo i disagi e rendendo i costi delle materie prime meno proibitivi e più accessibili per l’industria di trasformazione italiana.










