Storie Web martedì, Febbraio 24

Le aree interne del Mezzogiorno unite da trame invisibili all’altra sponda del Mediterraneo. È al potenziale di valorizzazione di una storia dai mille intrecci che guarda il programma di “Matera capitale mediterranea della cultura e del dialogo 2026”. Ogni anno il titolo viene assegnato dall’Unione per il Mediterraneo e dalla Fondazione Anna Lindh che scelgono due centri, uno a Nord e uno a Sud. E ora, insieme alla città marocchina di Tétouan, la terra dei Sassi si prepara a esprimere la varietà di significati di una relazione millenaria attraverso un denso percorso presentato ieri al Collegio Romano.

Per Matera si tratta di «una predisposizione naturale che valorizziamo attraverso le iniziative del Piano Olivetti, lanciato dal ministero della Cultura per irrobustire i presidi culturali dei territori d’Italia», ha rimarcato nel messaggio di saluto Alessandro Giuli. Non per caso una delle principali iniziative promosse sarà proprio una grande esposizione dedicata al legame tra la città e la figura di Adriano Olivetti. Il cui sogno, nella formula utilizzata da Giuli, «era quello di integrare in un intento concorde Stato e società civile, cultura e impresa, segmenti sociali e aree geografiche. E Matera incarna oggi quella stessa intuizione: la cultura come motore di innovazione, inclusione e coesione».

Quattro le direttrici tematiche, denominate “Immersioni”, a fare idealmente da «ponte di pietra». Con le “Stratificazioni” (il tempo) Matera si fa archivio verticale nel quale entra anche l’occhio del grande Mimmo Jodice. Gli “Isolamenti” (lo spazio) sono intesi non come limite ma come risorsa di spiritualità e resilienza delle aree interne. Spazio poi alle “Contaminazioni” (la società), dove il «meticciato culturale diventa pratica attiva». Chiudono le “Transumanze” (il movimento), migrazioni culturali e spostamenti presupposti essenziali di atti generativi. Ruolo di primissimo piano nel programma ha la rassegna “Italian Screens”, summit mediterraneo del cinema e dell’audiovisivo che riunirà a Matera rappresentanti istituzionali, produttori e operatori: B2B finalizzati all’internazionalizzazione, al consolidamento e all’attivazione di nuove collaborazioni e rassegne cinematografiche, anche in sinergia con i festival di cinema già presenti in città e in dialogo con altri festival. La linea trasversale a tutti gli ambiti è costituita dal programma di residenze artistiche multidisciplinari. Registi, performer, musicisti, artigiani e creativi provenienti da tutta l’area Euromediterranea abiteranno Matera compiendo un’operazione di scavo e indagine artistica, producendo opere originali destinate a diventare patrimonio della città e attivando un vitale scambio di competenze con il territorio. «Matera è roccia e il Mediterraneo è anche materia solida», suggerisce icasticamente Rita Orlando, direttrice generale di Fondazione Matera Basilicata 2019 nel raccontare “Terre Immerse”. Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, puntualizza dal canto suo come Matera e la Basilicata rafforzino «quel ruolo avuto nella storia di crocevia di popoli, di istituzioni e di società civili dell’area» e «in piena coerenza con l’impostazione dell’azione di governo nel Mediterraneo».

Il kick-off ufficiale è dunque in agenda il 20 marzo con la cerimonia inaugurale (coincidente con la Giornata Internazionale della Felicità), articolata in due momenti simbolici, di cui uno è la riapertura al pubblico del Teatro Duni, opera dell’architetto materano Ettore Stella completata nel 1949 e «ormai da troppi anni chiusa», come ricordato dal sindaco di Matera, Antonio Nicoletti. «Quel teatro ha segnato la vita culturale della nostra città e il 20 marzo riaprirà con la formula del cantiere-evento». L’anno di celebrazioni terminerà il 28 novembre.

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