Storie Web martedì, Aprile 21

La fiammata dei listini dei prodotti agroalimentari non è più un timore, è una realtà. L’avamposto dei rincari sono gli ortaggi : pomodori in serra riscaldata, ma anche finocchi, asparago verde e cavolfiori, hanno registrato nella giornata di lunedì 20 aprile rialzi superiori al +30% rispetto al mese precedente. Nel dettaglio +56% i finocchi, +46% il cavolfiore bianco, +28% l’asparago verde e +27% il pomodoro ciliegino. È quanto emerge dall’analisi dei prezzi all’ingrosso dei prodotti agroalimentari, rilevati dalle Camere di commercio, dai Mercati all’ingrosso e delle Commissioni Uniche nazionali e analizzati da Borsa merci telematica italiana (Bmti).

Rialzi legati alla guerra in Medio Oriente

«Si tratta di rialzi – spiegano a Bmti – direttamente collegati al conflitto in Medio Oriente perché sono innescati dai rialzi dei listini dei fertilizzanti (il 20% dell’offerta mondiale transita dallo stretto di Hormuz) e di quelli dei carburanti». Secondo Bmti le quotazioni dell’urea (uno dei fertilizzanti più diffusi) è aumentato dall’inizio del conflitto del 75,6% con prezzi più che raddoppiati (+120%) rispetto a un anno fa. «Un’impennata – aggiungono a Bmti – che alimenta timori per le prossime semine delle colture cerealicole, in particolare mais e riso».

L’impatto sugli ortaggi coltivati in serra

L’impatto dei rincari dei carburanti è ancora circoscritto ma nel caso degli ortaggi invernali come finocchi, cavolfiore e pomodori ha lasciato il segno perché si tratta di prodotti coltivati in serra, serre riscaldate a gasolio.

«Non siamo ancora ai livelli del 2022 – ha commentato il dg di Borsa merci telematica italiana, Giulio Montanari – tuttavia, gli aumenti del prezzo del gasolio e dei fertilizzanti sono preoccupanti e avranno un impatto. Iniziamo ad osservare tensioni nei prezzi dei nostri prodotti agroalimentari. Il monitoraggio continuo sui prezzi che Bmti realizza ci dice, ad esempio, che nell’ortofrutta si sono osservati per alcuni prodotti in serra degli aumenti legati non solo all’aumento dei costi energetici, ma anche all’impatto del clima avverso in Sicilia nei primi due mesi dell’anno. Allo stesso modo, anche nel settore zootecnico si stanno registrando sensibili aumenti rispetto allo scorso anno: è il caso, ad esempio, di carni bovine, carni di pollo e uova».

Rincarati anche gli oli da destinare a biofuel

Tra i dati rilevati da Bmti va segnalato, sulla scorta dei rincari dei carburanti, il rialzo registrato dagli oli di semi (circa +10,6% in una settimana), prodotto utilizzato sia a fini alimentari che come biofuel.

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