
A2A si rafforza, principalmente su raccolta e reti, con circa 1.500 assunzioni tra tecnici, ingegneri e operai specializzati che andranno ad aggiungersi agli oltre 14mila che già fanno parte del gruppo. Il Chief People and Transformation Officer Mauro Ghilardi ci racconta che «alla fine di quest’anno ci saranno molti volti nuovi nella nostra squadra. Abbiamo un turn over che non supera il 2,5% tra chi decide di lasciare l’azienda, numeri residuali, al quale si aggiunge chi va in pensione. Abbiamo però prospettive importanti di assunzione anche per quest’anno vista la dimensione nazionale raggiunta dal Gruppo: gran parte avverranno nel mondo della raccolta rifiuti e dell’igiene urbana, il 50% circa sono blue collar, operai specializzati, che verranno inseriti in Amsa e Aprica, le società del gruppo che gestiscono i servizi ambientali in molte città».
Equilibrio di genere e ricambio generazionale
L’obiettivo di lungo termine, continua Ghilardi è di raggiungere anche per i blue collar un equilibrio di genere: «già oggi siamo per i white collar al 50% di assunzioni di donne e il 50% di uomini. Dal punto di vista generazionale, la gran parte dei nuovi assunti appartiene alla Generazione Z». Tra i nuovi ingressi «il 20% sono neolaureati che entrano nel gruppo con una Ral (retribuzione annua lorda) tra i 30 e i 35mila euro, superiore al benchmark nazionale di riferimento – continua Ghilardi -. Esclusi gli stage curriculari che continuiamo a portare avanti, quando selezioniamo un laureato lo assumiamo con un regolare contratto di lavoro. Dobbiamo cambiare la narrazione, però, perché nel nostro Paese abbiamo milioni di posti di lavoro scoperti a causa della mancanza di competenze. E’ importante colmare il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro».
I 4 milioni investiti in formazione
Non è un lavoro facile quello di Ghilardi perché, se guardiamo alla sola parte relativa alle assunzioni, l’interesse della società è proprio su quelle figure di cui c’è grande carenza sul mercato ossia gli ingegneri e i tecnici. E’ anche per questo che ci racconta la scelta di esplorare anche le candidature di chi non ha un profilo Stem e di portare avanti «attività di formazione mirate. Ne è un esempio l’avvio del corso biennale di un primo gruppo di 12 diplomati tra i 18 e i 24 anni assunti con un contratto di apprendistato che seguono un percorso di training di 800 ore – di cui più della metà svolta all’interno dei nostri impianti – per acquisire competenze orientate alla transizione energetica. Per tutta la durata, data la difficoltà a trovare casa a causa di scarsità di offerta e di affitti spesso troppo onerosi, abbiamo deciso di garantire gli alloggi ai ragazzi che provengono da fuori Milano. Creiamo le competenze che ci servono, soprattutto in attività molto specifiche legate ai nostri business, come ad esempio energia, ambiente, reti…». La formazione è uno dei capitoli più importanti della gestione delle risorse umane nel gruppo A2A. «Lo scorso anno abbiamo superato le 400mila ore di formazione, circa 28 ore per ogni persona», spiega Ghilardi. Questo significa un investimento di oltre 4 milioni di euro, un quarto dei quali deriva dai fondi di formazione di diversa natura a disposizione. Anche quest’anno l’obiettivo è di raggiungere numeri in linea con quelli passati, «con un focus forte sulla formazione tecnica, ma anche sull’intelligenza artificiale e sulle reti che nel 2025 ci ha portato ad inaugurare il nuovo polo di Brescia per lo sviluppo di competenze e innovazione».
La maxi adesione al piano di azionariato diffuso
Nella formazione rientra anche tutto il capitolo dell’educazione finanziaria che, detta così, un po’ sorprende per la natura delle attività di A2A. Un po’ meno se si pensa al piano di azionariato diffuso lanciato nel 2025, A2A life sharing, che prevede l’assegnazione, senza alcun esborso economico, di azioni ordinarie di A2A e la possibilità di acquistarne altre in modo agevolato, attraverso un sistema cosiddetto di “matching” che prevede l’assegnazione di ulteriori azioni senza aggravio di costi in funzione di quanto acquistato. «E’ stato un modo per fare partecipare le persone ai risultati aziendali oltre che per fare educazione finanziaria. Per promuoverlo abbiamo incontrato più di 4.600 colleghi che fanno parte della nostra popolazione aziendale, molto variegata nelle sue mansioni e dove non tutti hanno gli stessi strumenti. Abbiamo organizzato punti di informazione nelle diverse sedi, anche alle 22 o alle 23, in coincidenza con i turni per spiegare che cos’è un’azione, come investire e il nostro piano di azionariato diffuso. Il risultato è stato al di là delle aspettative: hanno aderito oltre 11mila colleghi, l’86% delle persone, ricevendo la prima tranche di quote gratuite. Complessivamente oltre il 54% dei dipendenti eligible ha deciso di investire acquistando azioni e confermando la fiducia nel Gruppo. Con questo risultato, il programma avrà un impatto economico complessivo di circa 10 milioni di euro nell’anno. Per molti è stato il primo investimento azionario della loro vita e Life Sharing è stato concepito affinché chi ha un inquadramento più basso riceva un beneficio maggiore. Si tratta di uno strumento che al di là del valore economico vuole fidelizzare le persone e fare sì che ognuno senta di poter incidere sui risultati aziendali. E’ una partecipazione vera, in cui i lavoratori divenuti azionisti a tutti gli effetti della società potranno avere i dividenti legati all’andamento del titolo. Trattandosi di un piano che non vuole incentivare il trading, abbiamo posto un vincolo alla vendita di tre anni per creare un sistema che favorisca una cultura dell’azionariato di lungo periodo. Certamente sarebbe auspicabile una modifica normativa su questi piani in modo da aumentare il beneficio fiscale per i lavoratori». In prospettiva, il progetto è quello di rendere il piano ancora più inclusivo estendendolo anche ai lavoratori di quelle società del Gruppo che sono attualmente al di fuori del perimetro della popolazione eleggibile.
Nel welfare investimento da 72 milioni di euro
A2A ha un costo del lavoro intorno al miliardo di euro e ha, principalmente, tre contratti collettivi nazionali (elettrico, gas acqua e servizi ambientali) che sono stati tutti rinnovati nel 2025 con riconoscimenti economici che hanno contribuito al recupero del potere di acquisto dei lavoratori. Al di là della contrattazione nazionale, come ci spiega Ghilardi, vanno considerati anche «i 72 milioni di euro annuali di welfare che diventano quasi 80 se consideriamo anche la parte di acquisto del piano di azionariato diffuso. Nel nostro welfare rientrano i contributi al fondo pensione, come anche per la sanità integrativa, ma anche per il counseling psicologico con oltre 2.500 incontri richiesti all’anno e la famiglia con iniziative sia per i caregiver che per i genitori: un bambino che nasce in A2A ha una dotazione di circa 25mila euro entro il compimento dei 18 anni, con un rimborso di circa 10mila euro tra nido e baby sitter fino a 3 anni e il sostegno per le differenti spese negli anni successivi».











