Storie Web mercoledì, Agosto 19

Il fiore all’occhiello rimane il bistellato L’Olivo, che racconta una Capri autentica ed elegante, grazie alla visione degli chef Andrea Migliaccio (corporate Jumeirah), dell’executive chef Salvatore Elefante, dell’head chef Vincenzo Tedeschi, del restaurant manager Christopher Morcet e del sommelier Vincenzo Riccio. Qui la cucina diventa uno strumento per raccontare il Mediterraneo come patrimonio culturale. Il menu Mediterraneo pone al centro il pescato locale e il tema della pesca sostenibile, con piatti come la Pezzogna maturata con asparagi bianchi, foglie di cappero e salsa agrumata, la Triglia con carciofi e limone e i Cappelletti con scampi, zucchine e Provolone del Monaco, esempio di dialogo tra mare e prodotti del territorio. La Recherche, invece, rilegge la memoria gastronomica campana attraverso un approccio contemporaneo: dai Tagliolini con gamberi rossi, burrata, asparagi di mare e foglia d’ostrica alla Guancia alla genovese con candele e salsa alle cipolle rosse, fino alla Carezza della buonanotte, dessert simbolo che richiama il valore del ricordo. Due menu che raccontano una visione del lusso fondata sull’identità locale, sulla creatività e sulla capacità di trasformare ingredienti, tradizioni e paesaggio in un’esperienza gastronomica riconoscibile a livello internazionale con un punto fermo: Capri.

«La gastronomia rappresenta oggi una delle principali ragioni di viaggio. Sempre più ospiti scelgono una destinazione non soltanto per il paesaggio o per l’albergo, ma per le esperienze che possono vivere attorno alla tavola – spiega il direttore Ermanno Zanini -. Negli anni abbiamo investito nella costruzione di un ecosistema gastronomico articolato e complementare, capace di interpretare linguaggi diversi: dall’alta cucina de L’Olivo al dialogo con il mare de Il Riccio, dalla dimensione internazionale di Zuma alla convivialità mediterranea di A-Ma-Re Capri. I risultati dimostrano che la ristorazione può rappresentare non solo un servizio dell’hotel, ma un vero motore di attrattività, reputazione e valore economico per l’intera destinazione. In alcuni esercizi, i ricavi generati dai nostri ristoranti hanno raggiunto e talvolta superato quelli del reparto camere, un dato che testimonia come l’eccellenza gastronomica possa contribuire in modo determinante al successo di un progetto di ospitalità contemporanea. Per noi il lusso gastronomico non coincide con l’opulenza o con la complessità. Coincide con l’autenticità – continua Zanini -. È il privilegio di poter assaporare un prodotto nel luogo in cui nasce, di conoscere le persone che lo coltivano o lo pescano, di vivere un servizio attento ma naturale, di sentirsi accolti senza formalismi inutili. La vera eccellenza nasce dall’incontro tra territorio, cultura, creatività e relazioni umane. Un grande ristorante non serve soltanto dei piatti: racconta una storia, custodisce una memoria e crea connessioni tra persone provenienti da luoghi e culture diverse. In questo senso Capri continua a essere una straordinaria fonte di ispirazione. Da secoli accoglie viaggiatori, artisti e pensatori provenienti da tutto il mondo. La nostra cucina cerca di fare la stessa cosa: rimanere profondamente mediterranea nelle radici e aperta al dialogo con il mondo».

Privacy totale al Vedura Resort con Fulvio Pierangelini

Il Verdura Resort, parte del Gruppo Rocco Forte Hotels, sulla costa meridionale della Sicilia, interpreta l’evoluzione del lusso integrando ospitalità, benessere, golf e ristorazione in un unico ecosistema. I 230 ettari affacciati sul Mediterraneo, tra uliveti, agrumeti, spiaggia privata e campi da golf progettati da Kyle Phillips, costruiscono un’offerta rivolta a un segmento che ricerca spazio, privacy e servizi ad alta personalizzazione. Circa 200 camere comprese junior suite e suite vista mare, a cui si aggiungono 20 Private Villas, con piscine infinity, che rispondono proprio a questa domanda crescente di riservatezza nell’esperienza alberghiera. Come vi abbiamo già raccontato per i luxury brunch, oggi la privacy è un valore inestimabile per la clientela del lusso.

In questo modello la cucina diventa un elemento di differenziazione competitiva, leva di posizionamento capace di rafforzare l’identità del resort e di aumentare la sua attrattività sui mercati internazionali. La direzione gastronomica è affidata a Fulvio Pierangelini, uno degli chef più eleganti del mondo nella relazione con l’ingrediente, capace di interpretare la materia con un rispetto che solo un animo nobile può garantire. La proposta food si sviluppa in otto ristoranti, ciascuno con una propria identità e un target preciso. È una strategia che amplia le occasioni di consumo all’interno della struttura e permette di intercettare esigenze differenti senza disperdere la coerenza del progetto.

Alla base della proposta rimane il patrimonio agricolo siciliano. Pasta fresca, pescato locale, carni artigianali, ortaggi provenienti dall’orto biologico del resort, olio extravergine prodotto nella tenuta e una selezione di ingredienti stagionali diventano la materia prima di una cucina che valorizza il territorio senza ricorrere ad artifici. L’identità dei singoli ristoranti segue questa impostazione. Nagori racconta il dialogo tra Sicilia e Giappone attraverso piatti come i cannoli di tonno e wasabi, i ravioli di gambero rosso di Mazara con shiitake e le capesante di Sciacca con yuzu, mantenendo come riferimento la qualità delle materie prime mediterranee. Zagara, il fine dining del resort guidato da Fulvio Pierangelini ed Emmanuele Riccobono, propone invece una cucina fortemente radicata nel territorio con preparazioni come gli spaghettoni ai gamberi rossi di Sciacca, il pescato del giorno con finocchio brasato e agrumi, i ravioli di ricotta al tartufo e altri piatti che valorizzano ortaggi dell’orto biologico, olio Verdura e una selezione di vini siciliani e italiani. Emblematica è la filosofia dello chef Pierangelini: «La semplicità è il punto di arrivo. Da oltre quarant’anni sono alla ricerca di questo». Un principio che interpreta perfettamente una delle principali evoluzioni del lusso contemporaneo, sempre meno associato all’ostentazione e sempre più alla qualità della materia prima, all’equilibrio e alla capacità di sottrarre anziché aggiungere.

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