Storie Web mercoledì, Marzo 11

MILANO

Era stato un anno record, il 2025, per l’immobiliare degli Emirati. Poi, le immagini del Burj Al Arab hotel in fiamme, colpito dai detriti di un drone (assieme all’incendio al Fairmont The Palm hotel sulla Palm Jumeirah), a Dubai, hanno incrinato lo skyline e affossato le Borse.

Dall’inizio del conflitto, l’indice immobiliare del Dubai Financial Market (DFM) ha perso oltre il 17%, segnando il calo più marcato tra gli indicatori di settore. Dopo aver registrato rendimenti del 180% da ottobre 2023, ha ora azzerato tutti i guadagni del 2026.

Dall’inizio del conflitto, Emaar Properties, uno dei maggiori costruttori immobiliari degli Eau oltre che costruttore del Burj Khalifa, e Aldar Properties, il più grande developer quotato in borsa di Abu Dhabi, hanno lasciato a terra il 18% del proprio valore. Entrambi, ieri, hanno chiuso in perdita, rispettivamente, a -4,1% e -3,6 per cento. Nell’ultima settimana, Deyaar, sviluppatore di Dubai specializzato in progetti residenziali e commerciali ha perso circa il 15 per cento.

Il mercato immobiliare di Dubai nel 2025 ha raggiunto traguardi storici. Secondo i dati del governo emiratino, le transazioni sono state oltre 270mila, un aumento del 20% su base annua per un valore equivalente a circa 215 miliardi di euro. Mentre gli investimenti immobiliari (i nuovi sviluppi) hanno raggiunto l’equivalente di circa 60 miliardi di euro. Secondo Fitch, i prezzi degli immobili a Dubai sono aumentati del 60% tra il 2022 e il primo trimestre del 2025. Nello stesso periodo, ad Abu Dhabi sono aumentati di quasi il 32 per cento. Per quasi l’80% gli acquisti residenziali sono “su carta”. Si compra, quindi, con consegna in 2-3 anni. Il rischio, dunque, è che una fuga di capitali blocchi cantieri che dovevano aprirsi o non completi quelli in corso.

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