Anche Tobia, un mese di vita e qualche piccolo vagito che arriva via cavo da Rallo (Trento), fa il tifo per gli azzurri della Paralimpiade come tutti. È figlio di Melania Corradini, 38 anni, argento in superG ai Giochi paralimpici di Vancouver 2010 e oggi apprezzata commentatrice Rai. Nata senza un braccio, l’ex atleta ripercorre i suoi inizi per spiegare quanto sia difficile praticare sport invernali per persone con disabilità: «La mia famiglia portava me e mio fratello alla scuola sci che mi ha fatto crescere fino a raggiungere livelli agonistici con i normodotati. Non mi ero mai posta il problema della mia disabilità. Solo nel 2003, grazie all’associazione SportABILI e a una loro manifestazione, ho incontrato in modo casuale il ct della Nazionale paralimpica di sci e la mia vita è cambiata». Poi, è arrivata la Paralimpiade di Torino 2006, in cui Melania è stata la portabandiera: «Al di là della soddisfazione personale, quell’edizione ha cambiato tutto nell’ambito degli sport invernali per le persone con disabilità. Finalmente l’esposizione mediatica, le otto medaglie azzurre hanno fatto capire a tante famiglie che, sì, potevano sciare anche persone con disabilità motorie e visive. È stata una rivoluzione».
Gli atleti
Oggi, a vent’anni di distanza, la squadra azzurra ha circa lo stesso numero di atleti (40 a Torino, 45 a Milano Cortina) e lo stesso numero di donne (6 vs 5 del 2026, cioè 15% e 11%), mentre a livello globale qualcosa si è mosso: a Torino 2006, le donne erano il 21% del totale, ora sono il 26%. In Italia, alla percezione della possibilità di praticare sport in ambito innevato non è corrisposto un aumento dei praticanti, anche per motivi economici (un monosci costa circa 8-10mila euro): «Credo che per avvicinare più appassionati agli sport invernali e, fra loro, trovare gli atleti del futuro – spiega Corradini – sia necessario ipotizzare l’impegno di istituzioni pubbliche a sostegno della fase iniziale: quale famiglia si potrà mai permettere di spendere migliaia di euro solo per cominciare a sciare?».
Sostegni e investimenti
L’ex campionessa azzurra mette sul tavolo un tema immenso. Negli ultimi vent’anni, con visione e progettualità, il Comitato italiano paralimpico ha sostenuto gli sport per persone con disabilità sul territorio e a Parigi 2024 l’Italia paralimpica è arrivata sesta nel medagliere, un successo costruito negli anni e perseguendo un progetto con linee chiare. Qualcosa di simile va ipotizzato per gli sport invernali, una visione ampia di politica sportiva, un piano strategico decennale in cui favorire la contaminazione tra federazioni olimpiche e paralimpiche e contare sul territorio, come ha promesso di fare Marco Giunio De Sanctis, il presidente del Cip. Se ogni regione – come pianificato dal Cip – avrà un proprio centro di riferimento paralimpico sarà più facile praticare sport, seguire gli atleti che aspirano a vestire la maglia azzurra e dar loro una formazione specifica. Melania Corradini ipotizza anche campus ad hoc per la neve: «A Colorado Springs – ricorda Melania – ho visitato uno dei centri statunitensi di preparazione paralimpica invernale: certo, gli Usa se lo possono permettere perché hanno una popolazione di 350 milioni ma anche in Italia ci sono molte realtà a Sestriere, Albino (Bergamo), Roccaraso, Alleghe, Predazzo che, in piccolo, fanno attività meritoria nell’avviare le persone allo sci paralimpico». Basterebbe metterle a sistema o clonarne in tutto l’arco alpino.
Il progetto lombardo
Una di queste associazioni è la Enjoyski Sport di Albino, fondata nel 2016 da Mauro Bernardi. Reduce da un incidente sul lavoro alla guida del suo camion, diventa paraplegico e, nel 2006, dopo il percorso al centro di riabilitazione, si avvicina allo sport per stare bene, per ritrovare un qualche equilibrio. Scopre lo sci e rinasce: «Da infortunato sul lavoro, avevo l’assegno Inail con cui ho potuto acquistare il monosci, ma mi sono chiesto fin da subito come poteva fare una persona disabile qualsiasi ad accedere a questo mondo di libertà così costoso». Grazie a Lara Magoni, allora assessore regionale, Bernardi diventa il primo istruttore italiano di sci per disabili e l’associazione è la conseguenza del percorso intrapreso. La Enjoyski offre otto dualski e 18 monosci acquistati grazie agli sponsor a chi ne fa richiesta. Questa opportunità, messa a disposizione da Aosta a Selva di Val Gardena (basta farne richiesta), è un modo per fare scounting di atleti e si formano anche familiari e amici che accompagnano le persone con disabilità: «Circa una sessantina di ragazzi e una trentina di famiglie ruotano attorno a Enjoyski. Se realtà come la nostra si moltiplicano, daremo a tutti la possibilità di provare e divertirsi». Certo, bisognerebbe avere più ausili disponibili: «Gli sponsor ci sono ma, per alimentare la dotazione di monosci e l’attività, abbiamo avviato una sorta di autofinanziamento. Vado nelle scuole di ogni ordine a grado a parlare di sicurezza stradale e ogni partecipante versa 3 euro».
Mauro gira la Lombardia per mettere in guardia i ragazzi sui rischi della strada e quei 3 euro moltiplicati per le migliaia e migliaia che lo ascoltano diventano futuro: «Il buon seminatore – conclude – semina in abbondanza, qualche semino germoglierà e sono sicuro che, se allargheremo il numero di praticanti, i potenziali atleti si troveranno più facilmente rispetto a oggi». Dando loro inclusione e anche orizzonti paralimpici perché, accanto alle sue conferenze sulla sicurezza stradale, a tutti i ragazzi Mauro regala un moschettone-portachiavi con incisa una frase che è linfa per tutti: “Aggànciati alla vita”. E sarai libero.






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