Storie Web lunedì, Febbraio 16
a 32 anni salvato con un trapianto combinato di cuore e fegato

Un trapianto cuore-fegato “a specchio”, cioè con gli organi invertiti. Sono riusciti a portarlo a termine con successo i professionisti dell’ospedale Molinette di Torino. Un intervento senza precedenti su un paziente di 32 anni nato con una rarissima condizione anatomica, il “situs viscerum inversus”, in cui gli organi interni sono disposti in modo speculare rispetto alla posizione normale.

Il ragazzo, originario della Campania, era affetto fin dalla nascita da una grave cardiopatia congenita che aveva richiesto tre interventi a cuore aperto durante l’infanzia e l’adolescenza. Sebbene questi interventi gli avessero permesso di raggiungere l’età adulta, nel tempo avevano provocato un progressivo deterioramento del fegato, evoluto in cirrosi. Nell’ultimo anno la situazione si era ulteriormente aggravata con la comparsa di un carcinoma epatico. Terapie interventistiche locali avevano inizialmente contenuto la malattia, ma la comparsa di un nuovo nodulo aveva reso urgente un trapianto combinato di cuore e fegato, unica possibilità di salvezza.

L’ostacolo dell’anatomia “a specchio”

Il situs viscerum inversus rappresentava una sfida enorme: la disposizione invertita degli organi rendeva difficilissimo l’impianto di organi donati con anatomia normale. Per questo motivo, i medici campani hanno indirizzato il paziente alla Città della Salute di Torino.

Qui, un’équipe composta dai cardiochirurghi Carlo Pace Napoleone, Mauro Rinaldi e Massimo Boffini, dall’epatologa Silvia Martini e dal chirurgo epatico Renato Romagnoli ha pianificato una strategia innovativa: inserire il paziente in lista per un trapianto cuore-fegato “in blocco”.

Una corsa contro il tempo

Il Coordinamento Donazione e Prelievi del Piemonte ha segnalato la disponibilità di un donatore compatibile. Mentre il paziente veniva preparato nella sala operatoria, l’équipe ha prelevato il blocco cuore-fegato dall’ospedale del donatore, mantenendo costante comunicazione con Torino.

All’arrivo degli organi, la sala operatoria era pronta per l’impianto. Sotto la supervisione di Mauro Rinaldi, i cardiochirurghi hanno eseguito l’impianto del cuore mantenuto in continuità con il fegato, mentre l’équipe epatica ha posizionato il fegato nella sua sede fisiologica.

17 ore in sala operatoria

L’intervento è durato complessivamente diciassette ore, di cui oltre dodici di chirurgia effettiva. L’anatomia invertita ha imposto soluzioni creative: nuove connessioni vascolari, utilizzo di segmenti di vasi del donatore e percorsi tecnici mai sperimentati prima. Alla fine, il blocco cuore-fegato ha ripreso a funzionare correttamente.

Il decorso post-operatorio

Il paziente, ora ricoverato nell’area semintensiva chirurgica del Centro Trapianto Fegato, ha affrontato un decorso post-operatorio complesso ma gestito con successo dall’équipe di Cardio-Rianimazione, con il supporto di infettivologi, nefrologi e chirurghi vascolari. La riabilitazione procede positivamente.

“I nostri professionisti sanitari hanno reso possibile ciò che sembrava impossibile», ha commentato il direttore generale della Città della Salute e della Scienza, Livio Tranchida. «Un doveroso ringraziamento al donatore e alla sua famiglia”.

L’assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi, ha aggiunto: “Il Sistema Trapianti del Piemonte si conferma ai vertici italiani ed europei. Questo intervento apre una nuova frontiera nei trapianti combinati, grazie all’abilità e alla dedizione dei nostri professionisti”.

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