Storie Web venerdì, Ottobre 30

Artico nel perimetro della difesa collettiva Nato

«A questo si aggiunge un dato politico: l’ingresso di Finlandia e Svezia nell’Alleanza, che ha fatto in modo che, ad eccezione della Federazione Russa, tutti i componenti del Consiglio Artico oggi sono membri della Nato. Quindi qual è la conseguenza? La conseguenza è che l’Artico rientra a pieno titolo nel perimetro della difesa collettiva dell’Alleanza. Non a caso il nostro documento, il documento di strategia militare della difesa, che per la prima volta è stato adottato in Italia, annovera l’Artico tra le aree di interesse rilevante. E da questo quadro, dal mio punto di vista, discendono alcune implicazioni strategiche». «Ai poli la competizione non si manifesta all’improvviso ma avanza per gradi». Non solo: Portolano ha parlato del «peso crescente che il Grande Nord sta acquistando e alle possibili ripercussioni sulla nostra sicurezza, voglio evidenziare che pur essendo il Mediterraneo allargato l’area di gravitazione del nostro strumento militare, non possiamo trascurare ciò che si sta materializzando a Nord-Ovest, incluse le regioni polari».

La flotta russa nella penisola di Kola

«Sulla penisola di Kola – ha spiegato Portolano – ha sede la Flotta del Nord, l’unica tra le flotte russe in grado di raggiungere l’Atlantico e senza attraversare stretti controllati dall’Alleanza. Ogni sua proiezione verso sud passa tra Groenlandia, Islanda, Regno Unito, lo stesso tratto di mare che percorrerebbero i rinforzi alleati. Lo abbiamo visto nella carta che ha mostrato il ministro Crosetto, quel tratto rosso che unisce i due estremi tra Groenlandia e il Regno Unito. La Russia. Mosca ne è consapevole. La sua dottrina marittima fa dell’Artico un’area di interesse vitale, un’area da difendere come un bastione. D’altro canto, la NATO, nel concetto strategico del 2022, definisce la capacità russa di ostacolare quei rinforzi nel nord Atlantico una sfida assolutamente strategica. Io aggiungo che è una sfida per tutte le nostre linee di comunicazione marittime. Infatti, ciò che accade nel grande nord può spostare gli equilibri anche del Mediterraneo»

L’escalation orizzontale

«Ma c’è un legame più immediato. Vorrei con voi condividere un esempio. Lo scorso marzo, in concomitanza di un’importante esercitazione della Nato nel grande nord, a seguito della crisi mediorientale, alcune unità dell’alleanza, tra cui un nostro cacciatorpediniere, l’Andrea Doria, è stato richiamato nell’area del Mediterraneo. Questo episodio – ha detto Portolano – ha reso evidente che i due quadranti attingono in parte alle stesse risorse militari e che un avversario potrebbe sfruttare il nostro impegno nell’uno per esercitare pressioni nell’altro. È quella che in termini strategici si definisce l’escalation orizzontale. E per il nostro strumento militare non è un’ipotesi di scuola, ma è uno scenario concreto, uno scenario su cui dovremmo pianificare per non farci cogliere impreparati. A ciò si aggiunge la dimensione economica: una rotta artica stabilmente navigabile, quella che Pechino chiama la via della seta polare, sarebbe un’alternativa a Suez. E ogni nave che sceglie la rotta nord è una nave che non attraversa il Mediterraneo e non fa scalo nei nostri porti. Insomma, la centralità del Mediterraneo non ci è garantita dalla sola geografia. Invece è un vantaggio competitivo da difendere anche guardando a nord. E da Mosca passiamo a Pechino. Per Pechino la rotta artica è un modo per ridurre la sua dipendenza dallo stretto di Malacca, il collo di bottiglia da cui passa gran parte delle sue importazioni energetiche».

Artico ed Indo-Pacifico sono diventati interdipendenti

«Quindi Artico ed Indo-Pacifico sono diventati interdipendenti ancora di più di quanto avremmo potuto immaginare. Per questo dobbiamo rafforzare, e lo stiamo facendo, le forme di partenariato con le nazioni dell’Indo-Pacifico che condividono i nostri interessi, a cominciare dalla libertà di navigazione. In sintesi, ciò che accade nel grande nord si riflette dall’Atlantico al Mediterraneo fino all’Indo-Pacifico».

La zona grigia

«Torno ora a quella che è la seconda implicazione di carattere strategico secondo la quale ai poli la competizione non esplode all’improvviso, ma si esplicita gradualmente. Essa avanza per sedimentazione. Una stazione di ricerca che ospita un’antenna satellitare, una rivendicazione sulla piattaforma continentale depositata alle Nazioni Unite, un porto commerciale che all’occorrenza diventa base logistica. Sono dinamiche tipiche della zona grigia, iniziative graduali ed ambigue condotte al di sotto della soglia del conflitto armato. E in una regione dove la presenza fisica è rara, e proprio per questo più incisiva, vale una regola semplice: chi c’è stabilisce i fatti, chi non c’è li subisce. Ve ne sono un esempio i pattugliamenti congiunti russo-cinesi nell’Artico avviati nel 2024. E su questo aspetto i nostri competitors stanno dimostrando maggiore iniziativa rispetto agli altri dei Paesi del Consiglio Artico, quindi in questo caso anche dell’Alleanza».

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