Storie Web martedì, Ottobre 13

I modelli migliorano, ma non sono ancora perfetti. Come vi assicurate che l’AI non dia indicazioni fuorvianti? Non penso tanto a Brera, quanto all’uso per strada, nella vita reale.

Con più addestramento i modelli diventano più accurati: più feedback arrivano, più migliorano. Ha ragione, è un miglioramento costante. Per fortuna non è l’unica cosa su cui le persone devono contare: è uno degli strumenti che hanno a disposizione per informarsi.

Che tipo di feedback ricevete?

Nella prima versione dei Ray-Ban Meta c’era un’opzione per chiedere una descrizione: “Cosa ho davanti?”. Per una persona cieca o ipovedente è fondamentale: entro in una stanza, dimmi dove sono e cosa ho davanti. E l’AI descriveva la stanza. Il feedback ricevuto lavorando con persone cieche e ipovedenti è che non bastava: non era abbastanza dettagliato. Ora si possono ottenere descrizioni dettagliate: l’AI non ti dice più soltanto che sei in una stanza con tre persone, ti dice che la stanza è verde, che ci sono sei divani, quante persone ci sono, cosa c’è a destra e cosa a sinistra. Ed è un’opzione attivabile: se non vuoi i dettagli non li ricevi.

Gli occhiali possono già aiutare a leggere testi e riconoscere oggetti. Ma possono guidare in sicurezza una persona cieca per strada, o è ancora un obiettivo futuro?

Non credo che nessuno vorrebbe mai sostenere che, per la propria sicurezza personale, si debba fare affidamento su un solo strumento. Gli occhiali, e l’AI negli occhiali, sono pensati come uno strumento in più. Non sostituiranno il bastone né il cane guida, che le persone usano da tempo per muoversi in sicurezza. Possono dirti che c’è una sbarra bassa davanti a te e che sbatteresti la testa se continuassi a camminare? Certo, ed è un aiuto aggiuntivo. Ma non direi che sia qualcosa su cui le persone debbano contare al 100% per la propria incolumità.

Avete condotto studi su come le persone con disabilità usano gli occhiali?

Sì, facciamo quelle che si chiamano co-progettazioni, in cui progettiamo e sviluppiamo il prodotto insieme alle persone. Solo quest’anno le abbiamo fatte in cinque Paesi, credo, con persone cieche e ipovedenti ma anche sorde, con disabilità fisiche, con perdita di memoria. E vediamo che le persone con disabilità usano l’AI negli occhiali molto più delle persone senza disabilità.

Qual è il principale limite che gli utenti segnalano oggi: accuratezza, velocità di risposta o durata della batteria?

In tutte e tre queste categorie ci sono stati miglioramenti anche solo rispetto a sei mesi fa. La durata della batteria era una lamentela frequente, perché se sei cieco vuoi usare gli occhiali sempre. Non è un trucchetto, non è un gadget. Abbiamo migliorato molto la batteria, ma le persone vorrebbero che funzionasse 24 ore al giorno, e non ci siamo ancora arrivati. La latenza non è zero, ma è diventata davvero molto buona: la risposta sembra quasi immediata. E anche l’accuratezza non è al 100%, ma migliora. Le persone vogliono 24 ore di batteria, latenza zero e accuratezza al 100%. Stanno migliorando tutte, ma non sono ancora perfette.

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