La trasformazione digitale ha trasformato profondamente anche il lavoro di chi si occupa di vendite porta a porta, creando un identikit nuovo dei venditori, una categoria che nel nostro Paese conta circa 100mila addetti. In premessa va detto che quasi i tre quarti di coloro che fanno questo mestiere lo fanno per arrotondare le loro entrate, mentre solo un quarto lo fa come principale lavoro. La maggior parte sono donne, circa il 90% e, a dimostrazione dell’evoluzione del mestiere, il 78% dice di utilizzare quotidianamente o con regolarità gli strumenti digitali, a supporto della propria attività, con una preminenza di smartphone più app dedicate fornite dalle aziende rispetto ad altri device come pc o tablet.
L’equilibrio vita e lavoro
Il principale motivo di apprezzamento fa riferimento a quanto sta emergendo in tanti studi sulle priorità delle persone, soprattutto appartenenti alle nuove generazioni e cioè l’equilibrio vita e lavoro e i guadagni. Secondo il primo osservatorio Univendita-Confcommercio, realizzato su un campione di circa 8.500 lavoratori per 9 su dieci il work-life balance è un elemento decisivo, così come la gestione autonoma del tempo. L’86,5% conta di poter modulare l’attività nel tempo e l’84,6% dà peso all’emancipazione economica.
I compensi
Il 63,1% è soddisfatto dei propri guadagni rispetto all’attività svolta. La percentuale sale al 73,2% tra gli incaricati under 25. Un dato che smentisce il cliché della professione transitoria è nel 70,5% degli addetti che lavora nel comparto da almeno quattro anni e nel 53,8% che fa questo lavoro da almeno sette. Quest’ultimo valore sale oltre il 70% per gli over 55. Il fatto che nove su dieci siano donne, rende più facile il tema della parità di genere: il 72,6% del campione dichiara infatti che sono garantite pari opportunità di guadagno tra donne e uomini. Marta Gamba, segretario generale Univendita, interpreta i dati dicendo che «la vendita diretta è un settore etico e meritocratico, congeniale per chi desidera l’autonomia responsabile sul lavoro, per chi cerca flessibilità, occasioni di carriera e guadagni commisurati al merito. Al tempo stesso, le donne, che sono la stragrande maggioranza degli addetti, apprezzano la gender equality economica, la flessibilità organizzativa che permette un work-life balance e la creatività relazionale».
La formazione
La propensione delle aziende del settore a offrire molta formazione, sempre gratuita, a 360 gradi, attira molti giovani under 25, che valutano le opportunità di crescita personale e professionale, soprattutto l’acquisizione di soft skill relazionali: è questa la prima motivazione a spingerli verso questa attività come dicono più di 4 su dieci. L’86,2% del campione si sente valorizzato, il 91% si dice soddisfatto e quasi il 61% consiglierebbe questo lavoro ad altri. Tra i temi formativi, prevalgono naturalmente i contenuti legati ai prodotti e alle tecniche di vendita, ma anche il training su comunicazione, public speaking e sulle soft skill relazionali, a dimostrazione che continua a essere determinante il rapporto diretto e personale cliente-venditore.
La relazione di fiducia col cliente
Il 93,7% degli addetti dice che con il cliente si crea frequentemente un rapporto di fiducia, l’81,9% dichiara che il consumatore apprezza il rapporto diretto e personale e il 79,9% dichiara di mantenere rapporti con il cliente anche oltre la vendita, testimoniando il piacere della relazione che dura nel tempo in un’epoca in un cui l’e-commerce tende a spersonalizzare l’esperienza di acquisto. Il tema della fiducia è talmente forte che l’84,5% dei rispondenti si sente “un punto di riferimento” per i propri clienti.













