BRUXELLES – La Commissione europea ha pubblicato ieri linee-guida con cui preparare l’Unione a un prossimo allargamento – in prima fila vi sono il Montenegro e l’Albania, fin dal 2028-2030. Il piano d’azione parte dalla premessa che gli attuali trattati permettono l’adesione di nuovi paesi, senza modifiche istituzionali. Ciò detto, l’esecutivo comunitario suggerisce di rafforzare alcune salvaguardie in alcuni specifici settori economici, in particolare l’agricoltura. Lo sguardo corre all’Ucraina.
«La nostra valutazione dimostra che l’Unione europea è in grado di accogliere un numero maggiore di Stati membri – ha affermato ieri a Strasburgo la commissaria all’Allargamento Marta Kos –. Tuttavia, vi sono alcuni ambiti in cui individuiamo alcune strozzature. Una di queste è lo Stato di diritto e la cooperazione leale, ambito in cui proponiamo misure più incisive per prevenire eventuali passi indietro, tra cui la riduzione dei finanziamenti o la limitazione dei diritti di voto».
In questo senso, Bruxelles suggerisce di rafforzare particolari salvaguardie, per evitare le derive politiche che hanno segnato alcuni Paesi entrati nell’Unione europea nel 2004. Una clausola specifica consentirebbe di far fronte a gravi violazioni dei valori europei (articolo 2 dei Trattati), tra cui il principio di leale cooperazione tra i Paesi membri. Come detto, nei casi più gravi le misure potrebbero includere la sospensione dei diritti di voto al Consiglio. Inoltre, l’esecutivo comunitario suggerisce disposizioni transitorie relative alla libera circolazione o all’agricoltura. «Per l’Ucraina, le dimensioni, la struttura e gli elevatissimi livelli di produttività del settore agricolo giustificano l’esame di misure mirate che limitino in modo significativo il sostegno finanziario e l’accesso al mercato per i prodotti sensibili». Da Kiev, parlando al sito Politico, il ministro dell’Agricoltura Taras Vysotskyi ha reagito, affermando che l’Ucraina «non può accettare» limiti permanenti.
Nel 2023, in occasione di un vertice europeo i Ventisette si erano posti la questione di come adattare l’Unione all’arrivo di nuovi Paesi membri. Non venivano escluse, allora, revisioni costituzionali. La premessa di Bruxelles in occasione della pubblicazione ieri di linee-guida è che i Trattati non debbano essere modificati, e che le regole istituzionali possano permettere di aumentare senza troppi scossoni il numero di Paesi membri.
Al tempo stesso, la Commissione europea fa alcuni suggerimenti. Prima di tutto incita i Paesi a usare la clausola-passerella, inserita nell’articolo 48, e che permette il passaggio dall’unanimità alla maggioranza nelle decisioni del Consiglio. Il problema di questa clausola è che richiede l’unanimità per essere utilizzata. Per quanto riguarda l’allargamento, Bruxelles propone «di ricorrere al voto a maggioranza per l’avvio dei capitoli negoziali e per altre decisioni intermedie nell’ambito dei negoziati di adesione».






