Il valore alla produzione dell’asfalto ha toccato i 4 miliardi di euro mentre la produzione è stata di 34,8 milioni di tonnellate (+3,6% rispetto al 2025). È un andamento positivo quello del comparto delle pavimentazioni stradali su cui pesano gli aumenti dei costi industriali ma il sistema di revisione dei prezzi, a detta degli imprenditori, mostra i suoi limiti. Questa la lettura che emerge da un report realizzato da Siteb, Strade italiane e bitumi in occasione della giornata di apertura di Asphaltica 2026, il Salone dedicato alle tecnologie, alle soluzioni e alle infrastrutture stradali in corso fino a sabato a Bologna, promosso dall’Associazione e da Bolognafiere.
Secondo prime stime Siteb realitive al 2026 la dinamica del valore della produzione e della posa in opera per la manutenzione stradale vede un aumento a 4 miliardi di euro (+5,3%) e il settore conferma la base occupazionale con circa 40mila addetti. In aumento il numero degli impianti di produzione a 430 nel 2026 contro i 415 del 2025 e i 400 del 2024. La crisi energetica zavorra il comparto alle prese con una forte accelerazione dei costi di produzione e gli oneri logistici. In Italia gli impianti di produzione dell’asfalto sono alimentati per circa il 50% a gas metano e i restanti a olio combustibile. L’effetto sulle quotazioni del bitume nei primi otto mesi dell’anno hanno portato a rincari tra il 65-70%: in media il prezzo della tonnellata è passato da 420 a oltre 700 euro la tonnellata. Le imprese si trovano a gestire aumenti dei prezzi che le mettono in profonda difficoltà soprattutto nell’esecuzione degli appalti pubblici. Il meccanismo Tol 5 – Tipologie omogenee di lavorazioni per la revisione prezzi nei lavori pubblici, predisposto dall’Istat e introdotto dal Governo Draghi, viene infatti considerato dagli operatori non adeguato a riflettere pienamente l’entità degli aumenti: in presenza di incrementi dei costi molto più consistenti, il meccanismo riconosce variazioni minime, nell’ordine del 3-4%.
«Il 2026 conferma la vitalità del comparto delle infrastrutture stradali, con una produzione di conglomerato bituminoso in crescita e un valore della produzione e posa in opera che raggiunge i 4 miliardi di euro – ricorda Raffaella Donghi, presidente Siteb -. Ma dietro questi numeri c’è una realtà industriale molto più complessa: le imprese stanno affrontando una forte crescita dei costi energetici, del trasporto e delle materie prime, con il bitume che ha registrato aumenti in alcuni casi pari anche al +70%. Il rischio è che, non riuscendo i meccanismi oggi disponibili per la revisione dei prezzi a intercettare la reale dinamica dei costi, si creino tensioni nella realizzazione delle opere pubbliche, mettendo sotto pressione la sostenibilità economica degli appalti».
Accanto alla questione dei costi, Siteb richiama l’attenzione anche sull’attuazione del Cam Strade, acronimo di Criteri ambientali minimi per le infrastrutture stradali, a quasi due anni dall’entrata in vigore del relativo decreto. Secondo l’Associazione, il provvedimento ha avuto un effetto positivo sul settore, contribuendo a favorire e rendere più diffuse tecnologie orientate al riutilizzo dei materiali di recupero e alla riduzione dei consumi energetici. Permangono però difficoltà nella concreta applicazione delle nuove disposizioni. In particolare, secondo Siteb, molti enti pubblici proprietari delle strade, soprattutto piccoli comuni e province, non hanno avuto tempi e strumenti sufficienti per prepararsi all’applicazione del Cam, che, pur essendo obbligatorio, risulta quindi ancora frequentemente disatteso. «Il Cam Strade rappresenta un’importante occasione per accelerare la trasformazione del settore, perché valorizza il recupero dei materiali, l’economia circolare e le tecnologie capaci di ridurre i consumi energetici e limitare l’impronta carbonica del settore. Ora è necessario mettere gli Enti proprietari delle strade nelle condizioni di applicarlo concretamente, accompagnando le nuove regole con competenze, strumenti e una programmazione adeguata. Allo stesso tempo, occorre affrontare con urgenza il tema dei costi e della revisione prezzi: una rete stradale moderna, sicura e sostenibile richiede investimenti, ma anche condizioni economiche che consentano alle imprese di realizzare le opere garantendone qualità e durabilità» auspica la presidente Donghi.











