Storie Web mercoledì, Ottobre 7

«Comunicare la sostenibilità non è semplice, perché richiede di rendere comprensibili temi estremamente complessi, senza semplificarli eccessivamente. L’evoluzione del contesto normativo, come dimostra la Direttiva Ecgt, alza l’asticella della coerenza e della trasparenza delle comunicazioni e ci impone anche di valutare gli impatti reali delle nostre azioni»: così Sonia Ziveri, chief sustainability officer di Davines Group, commenta il rapporto di sostenibilità 2025 dell’azienda cosmetica di Parma, che l’anno scorso ha chiuso con un fatturato consolidato di 306,7 milioni di euro (+6,4% a cambi costanti), con l’export che pesa per l’82%.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il 2025 segna un salto evolutivo nella strategia per la sostenibilità del gruppo: accanto al programma ambientale, l’azienda ha formalizzato i propri target sociali al 2030, preparandosi in anticipo ai nuovi e più stringenti standard globali del movimento B Corp, in cui il gruppo è entrato nel 2016, e in cui, trascorsi dieci anni ha rinnovato il suo impegno con la quarta certificazione. L’approccio rigenerativo dell’azienda si sviluppa a partire dalla tutela dell’ambiente che l’anno scorso ha portato a un taglio dell’intensità carbonica del 27% rispetto al 2024 e all’introduzione di dieci nuovi ingredienti da agricoltura biologica rigenerativa nelle formule creati nel centro di ricerca Eroc (European Regenerative Organic Center) di Parma. Sul fronte della circolarità nel 2025 è partita la partnership con CleanHub che, insieme a Plastic Bank, ha permesso di rimuovere dall’ambiente dall’ambiente 868 tonnellate di rifiuti plastici. Inoltre, a oggi, quasi il 65% del packaging acquistato proviene da materiale riciclato. Le persone e le comunità sono un altro focus con una forte leadership femminile e investimenti sulle nuove generazioni, tanto che quasi la metà dei nuovi assunti ha meno di trent’anni. Questo ecosistema positivo ha permesso a Davines di ottenere la quarta certificazione Great Place to Work in Italia, posizionandosi al quindicesimo posto dei Best Workplaces nazionali.

La vera sfida per il futuro è la roadmap verso il 2030 che mostra traguardi già in linea con le tabelle di marcia, ma anche alcune aree che richiedono interventi correttivi. Tra i successi principali spiccano la decarbonizzazione, i progressi sulla biodiversità e sulla tutela dei mari, la circolarità degli imballaggi; mentre restano ancora indietro l’autoproduzione di energia rinnovabile presso il Davines Group Village che si è fermata all’1,6% a causa di manutenzioni straordinarie. Per superare questo ostacolo, l’azienda ha già pianificato l’installazione di un impianto da 1 megawatt picco entro il 2027. Anche i consumi idrici complessivi del Davines Group Village hanno subìto una battuta d’arresto, aumentando dell’11% a causa dell’incremento dei volumi di produzione; la risposta correttiva è tuttavia già in fase avanzata grazie alla costruzione di un nuovo impianto a osmosi, completato all’80%.

«Per noi – conclude Ziveri – da oltre venti anni la sostenibilità richiede una visione d’insieme, capace di considerare le interdipendenze e gli effetti delle nostre scelte. Ci impegniamo a essere trasparenti e a raccontare con chiarezza ciò che stiamo facendo, ma anche ciò che non siamo ancora riusciti a realizzare. Il nostro approccio verso la sostenibilità è basato sulla coerenza tra ciò che dichiariamo e il nostro modo di agire come azienda purpose-driven e stakeholder-driven».

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