Dalla sovrapproduzione alla carenza di prodotto in poco più di un anno: è il paradosso della filiera pataticola, che si accinge a chiudere una campagna 2026/2027 in forte contrazione, soprattutto in Europa, dove le politiche di correzione dell’offerta attuate per riequilibrarne il rapporto con la domanda, si sono scontrate con una imprevista siccità.
Italia meglio della media…
Migliore la situazione in Italia dove, per dirla con le parole del presidente Unapa, Augusto Di Silvio «il settore regge grazie a una maggiore programmazione degli investimenti e alle politiche integrate di filiera sviluppate negli anni. Un sistema che ha consentito di valorizzare il prodotto nazionale e di attenuare gli effetti delle oscillazioni del mercato».
Tale fenomeno è lampante nei dati. «A questo punto della stagione si può stimare per l’Italia una produzione attesa di poco superiore a 1,3 milioni di tonnellate (-5,5% sul 2025), mentre nei Paesi Eu-27 si ritiene che il calo rispetto al 2025 possa essere molto significativo, tra il -10 e -15%, per un totale atteso tra i 47,5 e 50,5 milioni di tonnellate», commenta Nicola Pizzoli, ceo Pizzoli, che rappresenta la principale realtà industriale italiana nel settore delle patate fresche e surgelate e che, grazie a una presenza consolidata lungo l’intera filiera, è in grado di monitorare direttamente l’andamento della campagna pataticola.
…ma resta il deficit del 50%
Il nostro Paese rimane comunque strutturalmente deficitario rispetto ai consumi interni e deve quindi ricorrere alle importazioni per almeno il 40-50%, soprattutto dall’Europa, la cui campagna commerciale – ribadisce Di Silvio – sta attraversando una forte crisi.
Nei quattro principali Paesi produttori dell’Europa nord-occidentale (Francia, Germania, Belgio e Paesi Bassi), le superfici sono state ridotte di circa l’11%, passando da circa 604.100 ettari a poco meno di 536.900 (dati Nepg, North-Western European Potato Growers). Il caso più emblematico è la Francia, dove cinque ondate di calore accompagnate da un deficit idrico eccezionale hanno pesantemente compromesso lo sviluppo delle colture, tanto che l’Unpt (Unione nazionale dei produttori di patate) stima per il 2026 una produzione di prodotto da consumo in calo del 23%, con quasi due milioni di tonnellate in meno e perdite economiche per i produttori francesi stimate in almeno 400 milioni di euro.












