Storie Web domenica, Settembre 27

Gli elettori svizzeri hanno respinto l’iniziativa che voleva introdurre nella Costituzione elvetica una formula più rigida della neutralità. A spoglio quasi concluso, il no era attorno al 70%. Molti i no nei Cantoni della Svizzera di lingua francese, meno alto ma comunque parecchio consistente anche il no nella Svizzera di lingua tedesca; più sfumata l’opposizione nell’italofono Ticino, dove il no ha vinto con il 51%.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La destra nazionalista elvetica, sostenitrice dell’iniziativa sulla neutralità, registra così la seconda sconfitta nell’arco di pochi mesi. Nel giugno scorso era stata infatti respinta la sua iniziativa a favore di un tetto di 10 milioni di abitanti in Svizzera, voluta in funzione anti-immigrazione e anti-libera circolazione con l’Unione europea. In giugno, in una votazione dall’esito molto incerto, il no alla fine vinse chiaramente, attestandosi sopra il 54%. La vittoria del no in quest’altra votazione, pure importante ma meno incerta, è decisamente più netta.

Il partito Udc (Unione di centro, a dispetto della sua collocazione a destra) ha sviluppato quest’ultima iniziativa soprattutto sull’onda dell’adesione della Svizzera alla gran parte delle sanzioni decise dall’Unione europea contro la Russia, dopo che questa ha invaso l’Ucraina. La vera neutralità, secondo l’Udc, non deve comportare questo tipo di adesioni. I punti principali dell’iniziativa bocciata erano in sostanza due. Il primo era che la Svizzera potesse aderire eventualmente solo a sanzioni deliberate dall’Onu, non ad altre. Il secondo era che la Svizzera potesse collaborare con alleanze militari solo in caso di aggressione diretta contro il Paese. L’Udc indica infatti come pericoloso l’avvicinamento della Svizzera sia alla Ue sia alla Nato.

Le maggioranze di Governo e Parlamento svizzeri si sono schierate per il no. I maggiori partiti di centro (liberali e democristiani) e di sinistra (socialisti e verdi), pur con accenti diversi, si sono comunque tutti opposti all’iniziativa. Secondo gli schieramenti del no, la Svizzera doveva e deve mantenere la sua neutralità così com’è, con la possibilità di gestirla nel modo più opportuno nelle diverse situazioni; aderire solo alle sanzioni decise dall’Onu, di cui la Svizzera fa parte, per i sostenitori del no significherebbe dipendere solamente da quest’ultimo, all’interno del quale in non pochi casi prevalgono i veti. La Svizzera non fa parte né della Ue né della Nato, ma con la prima ha ampi accordi bilaterali e con la seconda ha contatti e dialogo. Con gli Stati confinanti ha cooperazioni in materia di sicurezza, non averle vorrebbe dire indebolire la sua capacità di difesa. Il voto ha confermato queste posizioni.

Respinta anche l’iniziativa denominata “per una alimentazione sicura”. A spoglio quasi concluso il no era attorno al 72%. I sostenitori volevano rafforzare in modo ingente e da subito l’approvvigionamento, con derrate alimentari di produzione svizzera e con acqua potabile pulita. Il Governo e il Parlamento si sono schierati per il no, ricordando che la tutela dell’ambiente e dell’agricoltura è già da tempo un obiettivo in Svizzera e definendo decisamente eccessiva la richiesta di portare al 70% in dieci anni il grado di autoapprovvigionamento netto (ora è attorno al 45% e il Governo di Berna prevede che si possa portarlo ad almeno il 50% solo entro il 2050).

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