Storie Web giovedì, Settembre 17

La cometa di Halley sta tornando verso il Sole, l’anno del rendez vous è il 2061. Come sempre sarà visibile e richiamerà l’attenzione del pubblico. Ritorna quindi e i suoi frequenti passaggi sono stati ritrovati nelle cronache degli ultimi due millenni; addirittura, si ritiene sia quella affrescata da Giotto nella strepitosa Natività della Cappella degli Scrovegni a Padova. Solo dall’inizio del ‘700, grazie a Sir Edmund Halley, sappiamo però che è una cometa ricorrente, con un periodo molto vicino a quello di una vita umana, circa 76 anni. Per questo è anche “la cometa” per antonomasia e soprattutto la prima di cui abbiamo visto e fotografato il nucleo solido, grazie a una splendida missione europea: Giotto.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il ritorno nel 2061

Un’immagine un po’ confusa, perché la cometa aveva già iniziato a emettere la propria coma, fatta di gas e particelle solide attorno al nucleo, ma storica: si vedeva per la prima volta come era veramente fatto il cuore di una cometa. Certo fu una toccata e fuga, la cometa fu sostanzialmente “incrociata” dal satellite a velocità elevatissima e vista da uno solo dei suoi lati. Quell’immagine fondamentale fu ottenuta grazie a una camera fotografica, molto sofisticata, sviluppata dall’Università di Padova, che propose anche il nome alla missione europea. Oggi Cesare Barbieri, professore emerito di quell’Università, che guidò il gruppo costruttore della camera, invita a studiare una nuova missione per una data che è sicura, anche se oggi lontana.

I calcoli dall’Università Khalifa di Abu Dhabi

In questo sta uno degli aspetti meno conosciuti della ricerca scientifica in fisica: molti fenomeni avvengono in tempuscoli brevissimi, spesso inimmaginabili, ma altri si misurano in anni e anni, e bisogna pensarci per tempo, a prescindere che poi se ne possa vedere il risultato.

Per tornare ad Halley, e questa volta accompagnarla per un bel pezzo per studiarla bene, non c’è troppo tempo da perdere. Un importante studio di fattibilità di questa nuova missione, sviluppato dall’Università Khalifa di Abu Dhabi, con molti italiani fra i nomi dei ricercatori, stabilisce che per andare a incontrare la Halley di tempo non ce ne è molto. Dai calcoli risulta che sono possibili solo due date fra il 2030 e il 2040, per raggiungerla quando sarà fra Marte e Giove, quindi rallentare e poi muoversi con il nucleo per un bel tratto del suo viaggio, per studiarlo a fondo. Possiamo farcela, dicono i ricercatori di astrodinamica, anche con le tecnologie che possediamo oggi, ma la pianificazione deve cominciare presto: ci sono solo due date possibili per la partenza: 2036 e del 2037

Nonostante il successo della prima missione del 1986, sono ancora tanti gli interrogativi importanti rimasti in sospeso: Halley è composta da due corpi saldati insieme? Come sono distribuite le regioni da cui fuoriescono gas e polveri? Quanta materia perde il nucleo, quale è la sua struttura interna, quale storia raccontano le forme della sua superficie?

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