La strada è ancora molto lunga, ma qualche segnale si inizia a intravedere. Nel dossier della manovra 2027 la carta delle Flat tax potrebbe rivelarsi vincente, almeno stando alle intenzioni. Poi tutto si giocherà sulla fattibilità delle misure con le coperture finanziarie da trovare. Il campo d’azione guarda a giovani una tassa piatta sugli aumenti contrattuali, affitti con l’estensione della cedolare secca anche ai negozi negli immobili di proprietà di persone fisiche e partite Iva con l’aumento della soglia di ricavi o compensi da 85mila a 100mila euro. L’idea di fondo è cercare di ridurre il prelievo fiscale attraverso la via di fuga dalle aliquote Irpef ordinarie.
Gli aumenti di stipendio ai giovani
È stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a lanciare l’idea e ribadirla da ultimo anche nell’intervento alla festa dell’Udc: «Gi aumenti stipendiali che potrebbero essere riconosciuti dai datori di lavoro per i giovani sotto una determinata età potrebbero avere un trattamento fiscale agevolato. Ricordo il grande successo che ha avuto l’iniziativa del governo, l’anno scorso, di riconoscere una tassazione flat tax al 5% sugli aumenti contrattuali. Penso che questo successo possa essere trasferito, con i dovuti accorgimenti, anche sugli eventuali aumenti di stipendio riconosciuti ai giovani nelle aziende».
L’ipotesi è quella di “incoraggiare” con una riduzione di tassazione gli aumenti di stipendio per i contribuenti più giovani. Un tentativo in cui Giorgetti vede un lavoro di squadra che coinvolga da un lato la parte datoriale per incrementare la dote salariale per i lavoratori più giovani e dall’altro il Fisco per riconoscere una tassazione di favore sugli aumenti. Un “combinato disposto” per dirla in modo tecnico in grado di innescare un circolo virtuoso e garantire così un maggior potere d’acquisto ai contribuenti sotto una determinata soglia anagrafica. Una prospettiva in grado anche di sostenere la creazione di un nucleo familiare, considerato anche il tema sempre caldo del calo demografico, e offrire più prospettiva sul futuro.
La cedolare secca sui negozi
Sempre nel capitolo Flat tax va iscritta l’idea del viceministro dell’Economia Maurizio Leo, arrivata sempre durante la festa dell’Udc. Estendere la cedolare secca sugli affitti anche ai negozi. La necessaria premessa di Leo è quella di «trovare le risorse». L’intervento «se si trova un giusto equilibrio» sarà «limitato a certe categorie». Un riferimento c’è già ed è il caso rimasto (per ora isolato) dell’applicazione del regime di tassa piatta previsto per il 2019. Solo per i contratti stipulati quell’anno era stato previsto che i canoni di locazione di immobili in categoria C/1 di superficie non superiore a 600 metri quadrati di proprietà di persone fisiche potessero essere tassati con la tassa piatta al 21% invece dell’Irpef ordinaria. Dopo di che era stata la delega fiscale a riaccendere la speranza di un prelievo agevolato sugli immobili commerciali locati a imprese e professionisti, ma il principio è rimasto inattuato proprio per assenza di risorse. Ora il tema torna in agenda in vista della manovra 2027.
La soglia per le partite Iva
L’altra Flat tax al centro del dibattito per la legge di Bilancio è quello sull’aumento della soglia di ricavi o compensi da 85mila a 100mila euro per il regime forfettario. A insistere è soprattutto la Lega. Oltre alle coperture, il principale ostacolo è di matrice comunitaria. La modifica alla direttiva Iva operativa da inizio 2025 (recepita in Italia con il Dlgs 180/2024) ha annullato i margini di deroga della disciplina precedente con cui “bastava” chiedere un’autorizzazione alla commissione Ue. Ora, infatti, esiste un unico regime di franchigia con soglia di volume d’affari fissata a 85.000 euro. Per arrivare a spostare più in alto la soglia della Flat tax delle partite Iva potrebbe essere necessaria una modifica alla stessa direttiva comunitaria.











