Con la regia di Confindustria Brescia e Ramet – realtà che riunisce 22 aziende metallurgiche bresciane in un progetto comune per lo studio e il monitoraggio dell’impatto delle loro attività produttive sugli ambienti di lavoro e sul territorio -, e in collaborazione con il Consorzio Italiano Biogas (Cib), alcune tra le principali aziende siderurgiche di Brescia hanno stipulato quest’anno contratti di fornitura di biometano con 12 realtà agricole locali. Si tratta di sei acciaierie: Feralpi Group, Alfa Acciai, Duferco, Industrie Riunite Odolesi, Ori Martin, Ferriera Valsabbia. E un’azienda che produce leghe di alluminio in colata continua: Raffmetal. Complessivamente sono stati firmati approvvigionamenti per un volume di circa 34 milioni di metri cubi all’anno: una quantità che per questo gruppo di aziende copre circa il 18% del fabbisogno di metano annuo e – per fare un confronto – è pari al consumo di 35-40mila abitazioni, sempre nei 12 mesi.
«Questa iniziativa rappresenta un passaggio particolarmente significativo nel percorso di decarbonizzazione dell’industria bresciana, perché traduce gli obiettivi ambientali in un progetto concreto, industrialmente sostenibile e fortemente radicato nel territorio, ma che può rappresentare un esempio anche per altri territori italiani», commenta l’ad del consorzio Ramet Simone Zanolini, che allarga la prospettiva: «Per i settori hard to abate, e in particolare per la siderurgia, la transizione richiede fonti energetiche rinnovabili realmente compatibili con i processi produttivi esistenti. Da questo punto di vista, il biometano rappresenta una soluzione particolarmente efficace, perché consente di sostituire progressivamente il metano fossile senza richiedere radicali modifiche degli impianti».
L’iniziativa ha inizi che risalgono a più di un anno fa. Nel marzo 2025 infatti, Confindustria Brescia e Cib firmarono un accordo di collaborazione per promuovere l’utilizzo del biometano all’interno del comparto metallurgico bresciano, parte del più ampio progetto di decarbonizzazione (e di autonomia energetica) Green Metals Brescia. L’obiettivo allora come oggi era costruire una filiera corta, diminuendo l’esposizione alle oscillazioni internazionali del prezzo del gas, che in quest’anno di crisi di Hormuz hanno non poco condizionato i costi energetici di imprese e famiglie, all’interno del circuito virtuoso di un gas prodotto a partire da scarti agricoli. In questo quadro, nel marzo 2026, Acciaierie di Calvisano (Feralpi Group) formalizzò con AB Ambiente (società agricola del Gruppo AB) il primo contratto di fornitura di biometano locale a cui si sono poi aggiunti anche gli altri.
«Non acquistiamo gas prodotto altrove, ma copriamo un fabbisogno mettendo in relazione due componenti fondamentali della nostra economia, industria e agricoltura, creando sul territorio una filiera capace di ridurre concretamente l’utilizzo di fonti fossili – sottolinea Zanolini -. È un modello che genera valore ambientale ed economico e rafforza al tempo stesso la sostenibilità degli approvvigionamenti energetici».
L’ad di Ramet mette in fila anche alcuni numeri economici: «Il controvalore delle quote di CO2 risparmiate dall’insieme dei contratti è stimato in circa 5 milioni di euro all’anno, con un beneficio suddiviso equamente tra produttore e consumatore. I contratti, inoltre, hanno durata quinquennale e sono rinnovabili per tre periodi, delineando un orizzonte potenziale di 15 anni e offrendo quindi stabilità sia ai produttori agricoli sia alle imprese industriali». «La sfida – conclude – sarà consolidare e ampliare progressivamente questo modello».












