Fisioterapisti, ostetriche, diestisti, tecnici radiologi, igienisti dentali e soprattutto (di nuovo) infermieri. I giovani italiani tornano a bussare con forza al mondo della Sanità sognando di lavorare in una corsia di un ospedale o in un ambulatorio dopo avere conseguito una laurea in una delle ventidue professioni sanitarie per le quali il prossimo 16 settembre si terrà il test di ingresso in tutta Italia. Tra una settimana si presenteranno oltre 74mila candidati per 38184 posti in tutto, oltre 10mila domande in più rispetto all’anno scorso (+16%) e a colpire rispetto all’anno precedente quando per la prima volta ci sono stati meno candidati che posti a disposizione anche le domande per il corso di laurea in infermieristica fanno un deciso balzo in avanti crescendo del 14% e sfiorando i 21.500 candidati per 20672 posti quando per l’anno accademico 2025/26 erano stati 18836 per 20409 posti. Una buona notizia, questa, vista la grave carenza nel nostro Paese di infermieri molto più che quella dei medici che riguarda solo alcune specialità: ne mancano almeno 70mila e senza di loro scricchiolano i nostri ospedali e rischia di non partire mai davvero la Sanità territoriale con le nuove Case di comunità che devono essere riempite anche di infermieri.
I numeri praticamente quasi definitivi sulle domande a 48 ore dalla scadenza finale che riguarda 41 atenei pubblici e 9 università private così come sono state raccolte come ogni anno da Angelo Mastrillo, esperto e docente in organizzazione delle professioni sanitarie all’Università di Bologna, raccontano dunque di un ritorno di fiamma per queste lauree dopo un preoccupante declino che ha riguardato soprattutto infermieristica.
Certo l’attrattività cambia molto a secondo delle professioni sanitarie: quella più gettonata resta fisioterapia dove le domande sono circa sei volte i posti a disposizione, ma anche per logopedia, ostetricia, tecnico di radiologia sono dalle tre alle quattro volte più dei posti. E se per infermieristica le richieste superano di nuovo i posti per altre professioni – dall’assistente sanitario al tecnico audiometrista – i posti disponibili per studiare sono anche il doppio delle domande effettive. Ma come si spiega questa crescita a due cifre? Le ragioni sono probabilmente diverse: sicuramente l’anno scorso si è pagato lo “scotto” del nuovo semestre aperto per il corso di laurea in Medicina che ha scosso tutto il settore della formazione sanitaria e che quest’anno è davvero a regime. Ma a pesare sull’aumento delle domande sono state anche le iniziative locali di orientamento, l’aggiornamento dell’offerta formativa con a esempio il decollo delle nuove lauree magistrali infermieristiche (su cure primarie, emergenza e pediatria) attivate in 13 atenei e una maggiore attenzione “al dopo” con gli ultimi contratti che hanno previsto aumenti di stipendio per chi lavora nel Ssn. Alvisa Palese professore Ordinario in Scienze Infermieristiche dell’Università di Udine e presidente nazionale della Conferenza dei Corsi di Laurea e Laurea Magistrale delle Professioni Sanitarie guarda in particolare all’intensa attività di orientamento realizzata anche attraverso la rete del progetto Tutorato Orientamento Professioni Sanitarie, promosso dalla stessa Conferenza, che vede come capofila l’Università di Milano, con il contributo determinante dell’Università di Foggia e della rete di tutti gli Atenei aderenti: «L’evidente ripresa dell’attrattività delle lauree triennali ci incoraggia a proseguire con ancora maggiore convinzione lungo la strada intrapresa e ad ampliare ulteriormente le iniziative», sottolinea Palese. «È un segnale importante: le professioni sanitarie stanno tornando ad attrarre un numero crescente di persone, grazie a una formazione altamente professionalizzante e a concrete prospettive di inserimento e stabilità lavorativa. I risultati dimostrano che agire contemporaneamente su più fronti – orientamento, qualità e aggiornamento della formazione, sviluppo di percorsi di specializzazione post-laurea e sostegno agli studenti e ai professionisti – può consolidare questa tendenza positiva e, al tempo stesso, contribuire a rispondere al crescente fabbisogno di professionisti sanitari».













