Storie Web domenica, Settembre 6

Ventuno. È il numero delle società italiane che hanno notificato all’Esma, l’authority europea dei mercati finanziari, di voler continuare a produrre rating Esg. Italia al primo posto in questa classifica: dopo di noi Germania con 17, Francia con 10, Paesi Bassi 6 e via via gli altri. L’elenco è sul sito Esma: entro il 2 novembre tutte le società che hanno effettuato la notifica dovranno poi presentare la domanda per la registrazione nell’elenco che avverrà dopo l’esame dell’authority. È il procedimento a tappe previsto dal regolamento europeo 2024/3005 per le agenzie di rating Esg che vogliono lavorare sul territorio del Vecchio continente.

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Regime per i piccoli

Per non penalizzare le società più piccole rispetto ai colossi del rating, è stato introdotto un regime temporaneo di tre anni (previsto dall’articolo 5 del regolamento) «che offre requisiti più proporzionati per i piccoli fornitori di rating Esg», si legge sul sito Esma. Per tre anni dunque, le piccole aziende di rating Esg avranno meno incombenze di compliance; i requisiti per accedere al regime temporaneo sono quelli indicati da Esma sul sito: «Non devono superare due dei seguenti requisiti a livello individuale e, quando rilevante, di gruppo: bilancio totale inferiore o uguale a 5 milioni di euro; fatturato netto inferiore o uguale a 10 milioni di euro; dipendenti medi inferiore o uguale a 50».

Oltre all’elenco delle società che hanno notificato la richiesta, c’è anche una lista di società che hanno già avuto il via libera sulla registrazione: i dati sono al 13 agosto e sono tutte aziende ex articolo 5, quindi sotto il regime temporaneo dei “piccoli”; sono 13 società tra cui 4 italiane (Asacert, Ecomate, Fidesg e Standard Ethics Europe).

Piccolo vs grandi

Ora la domanda è: sarà sufficiente il regime temporaneo per far sopravvivere anche le piccole aziende europee? «La regolazione dei rating Esg nasce per aumentare fiducia e trasparenza, ma apre una seconda questione: chi sarà ancora in grado di produrli?», spiega Alain Keck, managing director di Mc Advisory Csr che ha inviato la notifica a Esma e fatto domanda per la registrazione nell’ambito dell’articolo 5. «Il settore premia naturalmente la scala – aggiunge Keck –. Servono grandi basi dati, aggiornamenti continui, capacità tecnologica, copertura internazionale e integrazione nei sistemi degli investitori. Il rischio è che i costi fissi della conformità rafforzino proprio gli operatori già dominanti».

Da qui la normativa ad hoc per le piccole imprese. «Il regime temporaneo – evidenzia Keck – alleggerisce la governance iniziale, ma non risolve i principali svantaggi competitivi. Il primo è l’accesso ai dati: licenze, normalizzazione, storicizzazione e controlli di qualità hanno costi che non diminuiscono in proporzione al fatturato. Il secondo è la distribuzione: banche, assicurazioni e gestori preferiscono fornitori già integrati nei propri sistemi e con una copertura molto ampia. Il terzo è reputazionale: la marca del provider diventa spesso una componente implicita della decisione d’acquisto». Vedremo cosa accadrà nei prossimi anni. Nella speranza che il rating Esg non finisca nelle mani di pochi.

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