Storie Web lunedì, Agosto 31

“Ho il Parkinson. Mi è stato diagnosticato nel novembre del 2020” con queste parole Dario Franceschini in un’intervista esclusiva al Corriere della Sera racconta l’esordio e la scoperta della malattia neurodegenerativa: “Un amico ha notato come muovevo le mani. Il senatore Graziano Delrio, che è medico, mi ha detto: trascini i piedi, fatti visitare. E’ stata una botta tremenda”. 

Franceschini, che a ottobre compirà 68 anni, ha scelto di continuare la sua attività politica: “Proseguo nel mio lavoro, anche se oggi ho, inevitabilmente, ritmi un po’ diversi dal passato”.

“La diagnosi di Parkinson è stata una botta tremenda”

Il primo pensiero, dice, è stato per la moglie e le figlie. Il secondo è stato un riflesso istintivo di nascondere la malattia: “Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi. Parla male, biascica, oppure cammina barcollando, sembra un ubriaco. Altri sono scossi da un tremore irrefrenabile” e aggiunge “Si tratta di sintomi diversi che, nella maggior parte dei casi, scatenano però sempre il medesimo feroce senso di imbarazzo. Molti malati sono perciò inclini, letteralmente, a nascondersi. Qualcuno arriva addirittura a celare la diagnosi ai propri familiari, c’è chi decide di lasciare il proprio posto di lavoro”.

La decisione di parlare della malattia

Invece, spiega ora l’ex ministro, “è fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare”. Da qui la decisione di parlare della malattia per dire a tutti gli altri malati di Parkinson di non isolarsi e continuate a vivere: “Tutti i medici, i neurologi, gli psicologi, i fisioterapisti che ho incontrato, mi hanno detto: “Se lei raccontasse la sua realtà, la sua vita quotidiana, spronerebbe tanti malati a uscire dalla penombra”. 

Quello di Franceschini è un racconto intimo, ma che testimonia la voglia di non arrendersi: “Parlare pubblicamente della mia malattia, è chiaro, mi costa, e molto. Per numerose ragioni: compreso un certo, credo comprensibile, pudore. Però ci ho riflettuto a lungo: e, mettendo sulla bilancia i pro e i contro, mi sono convinto che sia giusto descrivere questa particolare stagione della mia vita.

Il morbo di Parkinson

La malattia di Parkinson idiopatica, comunemente chiamata malattia di Parkinson, è stata descritta per la prima volta da James Parkinson nel 1817 nello studio An Assay on the Shaking Palsy.

Dopo la malattia di Alzheimer, quella di Parkinson è la malattia neurodegenerativa più diffusa.

Durante il decorso della malattia i sintomi peggiorano, anche se il trattamento con i nuovi farmaci e le terapie non farmacologiche hanno notevolmente migliorato la qualità di vita dei pazienti.

Sebbene l’eziologia della malattia di Parkinson non sia del tutto chiara, è ormai accettata l’ipotesi di un’origine multifattoriale della malattia, in cui interagiscono componenti ambientali e genetiche.

Non si conosce una cura per la malattia di Parkinson; tuttavia esistono diversi trattamenti che possono controllarne i sintomi. Un buon trattamento prevede l’intervento sul paziente di diversi specialisti, tra cui neurologi, infermieri specializzati, fisioterapisti e logopedisti. Ciascun paziente ha una diversa combinazione di sintomi e la terapia farmacologia è calibrata sui bisogni individuali dei malati. Il primo obiettivo del trattamento è ripristinare i livelli di dopamina e ristabilire le normali funzioni dei circuiti cerebrali.

Condividere.