Secondo Newzoo, nella sola prima settimana di prevendite digitali il gioco avrebbe generato circa 180 milioni di dollari tra Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna, il miglior avvio di una campagna preorder registrato dalla società. Sulla base delle curve di vendita osservate, Newzoo stima che GTA VI possa raggiungere tra 3,3 e 5,2 miliardi di dollari di vendite cumulative globali entro la fine della settimana di lancio. È una previsione, non un incasso già acquisito, ma rende l’idea della scala dell’evento.
Per Sony potrebbe essere una boccata d’ossigeno proprio nella fase matura della PlayStation 5 e più discussa. La notizia dell’abbandona da parte di Sony dei supporti fisici (i dischi dei videogiochi) ha scatenato reazioni di malcontento da parte dei fan più maturi pronti addirittura a boicottare l’uscita del gioco più atteso di sempre. Sopratutto dall’industria del videogioco.
Il caso di Cyberleek
A rendere ancora più trepidante l’attesa di si è messo un hacker che sta minacciando di rovinare la festa a Gta. Lui si fa chiamare CyberLeek ed è il nome comparso sui filmati di gameplay non autorizzati circolati online negli ultimi giorni. L’identità di chi si nasconde dietro lo pseudonimo non è stata accertata. Il materiale attribuito a GTA VI mostra sequenze di gioco, personaggi e ambientazioni e ha iniziato a circolare proprio alla vigilia della presentazione Netflix. Rockstar ha definito la fuga di materiale «heartbreaking» per il team di sviluppo.
La vicenda è diventata anche giudiziaria. Take-Two ha chiesto di ottenere informazioni da Microsoft e Discord per tentare di risalire agli autori delle fughe di notizie. Le richieste riguardano dati associati agli account e ai server attraverso i quali sarebbe passato il materiale. La scadenza indicata nelle richieste è il 4 settembre.
CyberLeek, intanto, cerca di presentarsi come qualcosa di più di un semplice leaker. Alla diffusione dei video ha affiancato una sorta di manifesto contro alcune pratiche dell’industria, dai preorder esclusivamente digitali alla gestione dei contenuti a pagamento e dei giochi che diventano inutilizzabili quando vengono spenti i server. Contemporaneamente ha promosso una propria memecoin, elemento che rende inevitabilmente più difficile separare l’attivismo dichiarato dalla ricerca di visibilità e dalla speculazione. Non esistono inoltre prove pubbliche che tutte le accuse rivolte a Rockstar nel manifesto corrispondano alle effettive caratteristiche commerciali del gioco.






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