L’amministrazione di Donald Trump si appresta a revocare i visti per business e turismo di circa 200mila stranieri che hanno richiesto o stanno attualmente richiedendo l’asilo. Se attuata, la misura rappresenterebbe la più vasta revoca di massa di visti nella storia degli Usa e andrebbe probabilmente incontro a contestazioni legali. Secondo quanto riferito da vari media Usa, il dipartimento di Stato dovrebbe annunciare nelle prossime settimane la revoca dei cosiddetti visti B1 e B2, rilasciati tra il 2016 e il 2026 ai titolari che hanno chiesto o stanno chiedendo asilo.
La revoca dei visti non comporterebbe necessariamente un’espulsione immediata. La maggior parte delle persone con pratiche di richiesta d’asilo in corso subirebbe una riclassificazione della propria posizione, perdendo però lo status di viaggiatore per affari o turista. All’inizio del mese, il dipartimento di Stato ha reso noto di aver revocato oltre 175mila visti a cittadini stranieri dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Il presidente ha fatto della stretta sull’immigrazione uno dei suoi cavalli di battaglia in nome della «sicurezza nazionale» ma per le organizzazioni umanitarie il giro di vite ha violato la libertà di espressione e il diritto al giusto processo, creando un clima di terrore in particolare per le minoranze etniche.
Intanto arriva il disco verde della Corte Suprema americana sulla scelta di Trump di limitare il voto per corrispondenza, revocando l’ordinanza di un tribunale di grado inferiore che ne aveva bloccato l’ordine esecutivo in materia. Un pallino del tycoon, il quale è convinto che questo metodo «favorisca la corruzione» nonostante egli stesso lo abbia usato alle primarie in Florida una settimana fa. I sei giudici conservatori hanno accolto una richiesta d’urgenza del dipartimento di Giustizia volta a sospendere l’ingiunzione emessa a giugno a Boston in seguito alla causa intentata da 23 stati a guida democratica.
I tre saggi liberal hanno dissentito. La sentenza del massimo tribunale americano lascia comunque aperta la possibilità di fare ricorso prima del voto di novembre. L’ordine esecutivo, emanato da Trump a marzo, imponeva al dipartimento per la Sicurezza Interna di compilare e trasmettere agli Stati un elenco dei cittadini americani aventi diritto al voto.







