Storie Web martedì, Agosto 25

Quanto a Uk, nel 2025 Netflix ha registrato un fatturato di 2,06 miliardi di sterline per l’intero 2025, posizionandosi sopra alla principale emittente commerciale del paese (Itv) e staccando i concorrenti più piccoli Channel 4 (1 miliardo di sterline) e Channel 5 (318 milioni di sterline) di proprietà di Paramount.

La mappa dei ricavi racconta anche una gerarchia geopolitica. Le piattaforme intercettano porzioni crescenti di investimenti pubblicitari e pubblico, mentre i broadcaster nazionali restano stretti tra obblighi regolatori, missione editoriale e mercati domestici. Il paradosso è chiaro: l’Europa chiede ai propri media informazione, pluralismo, cultura, produzione locale, sport accessibile. Ma il valore economico si sposta verso operatori globali, con tecnologie e modelli di raccolta che travalicano i confini nazionali.

La trasformazione, avverte Pucci, non riguarda più soltanto scripted, film e serie tv: investe «progressivamente l’intero ecosistema audiovisivo», compresi contenuti di valore editoriale e programmazione di flusso. Sport, intrattenimento, informazione e attualità sono il nuovo terreno di conquista. È la fine dell’idea che la Tv lineare possa difendersi arroccandosi su generi considerati protetti. Anche il live, anche il quotidiano, anche il racconto dell’attualità diventano contendibili quando la piattaforma controlla attenzione e accesso.

Da qui la prossima fase: integrazione più stretta fra televisione e online video, ma anche fusioni, acquisizioni, consolidamento. L’operazione Sky-Itv in Uk ne è una chiara cartina di tornasole. In Francia si guarda non a caso al destino di M6, mentre tutti guardano a quello che sta accadendo in casa Mfe-Mediaforeurope: la trasformazione del gruppo Mediaset in una realtà paneuropea in grado di estendere il suo raggio d’azione sui mercati di Spagna e Portogallo, ma anche Italia, Germania e resto del Dach è al centro dell’attenzione degli analisti e degli investitori.

Per i gruppi televisivi europei la sfida è doppia: frenare il trasferimento di audience, pubblicità e valore verso le piattaforme globali; costruire una dimensione adeguata per competere con operatori che investono e monetizzano su scala mondiale. La domanda, per l’Italia, è se il passaggio sarà governato o subìto. Ventuno punti persi in cinque anni non sono un assestamento, ma un avviso: senza scala, tecnologia e una politica industriale dei media, la Tv europea rischia di restare editoriale nei compiti e marginale nei ricavi.

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