Una doppia offerta su Banco Bpm e su Banca Generali, per cercare di non arrendersi all’Opas di Intesa Sanpaolo da oltre 30,6 miliardi, con a valle un accordo con Unipol per gli sportelli di Bper. È la carta giocata dal ceo di Mps, Luigi Lovaglio. Dopo più di sette ore di riunione, il consiglio di amministrazione di Montepaschi ha dato l’ok al piano presentato, due distinte offerte pubbliche di scambio, una su Piazza Meda e l’altra sulla banca controllata dal Leone di Trieste.
Non ci sono ancora comunicati ufficiali, ma il voto avrebbe registrato nove consiglieri favorevoli su tredici, con quattro esponenti della minoranza astenuti. Se entrambe le operazioni andassero a buon fine, nascerebbe un gruppo con una capitalizzazione da circa 70 miliardi, che potrebbe ambire a diventare il terzo grande polo bancario italiano. Si tratterebbe di offerte di scambio entrambe da pagare con azioni Montepaschi, sia su Banca Generali che su Bpm. Con Piazza Meda il nuovo gruppo avrebbe una rete di più di 2.600 filiali, sommando i circa 1.400 sportelli di Bpm con gli oltre 1.200 di Monte dei Paschi di Siena, diventando il secondo in Italia per presenza territoriale. Con Banca Generali, che andrebbe ad aggiungersi alle attività di Mediobanca, prenderebbe vita un polo italiano nella gestione e distribuzione del risparmio. E con il pagamento in azioni Mps il piano di Lovaglio, se avesse successo, condurrebbe i francesi di Crédit Agricole e Generali a essere fra i principali soci del nuovo polo.
Ma l’ambizioso progetto dovrà fare i conti con una serie di ostacoli. A partire dai francesi di Crédit Agricole, che detengono il 29,3% di Banco Bpm e poche settimane fa hanno fatto intendere quale sia l’opzione strategica che preferiscono, cioè il matrimonio fra Piazza Meda e Crédit Agricole Italia. L’Ops di Rocca Salimbeni si configurerebbe quindi, almeno per ora, come non concordata. Poi c’è il tema Generali. Il Leone di Trieste possiede il 50,17% di Banca Generali e senza il suo consenso l’operazione non può facilmente andare in porto. Nel progetto varato da Siena ci sarebbe in campo anche l’ipotesi di una super cedola per gli azionisti di Mps, utile a persuadere i soci del Monte verso il piano di Lovaglio.
Dal momento che Mps è sotto passivity rule, servirà il passaggio in assemblea, dove saranno i soci a scegliere fra il piano del banchiere lucano alla guida dell’istituto senese e quello del ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. Serviranno i due terzi dei voti, un obiettivo non facile, visto che due principali azionisti, Delfin e Caltagirone, si sono contrapposti al rinnovo del board ad aprile. Poi c’è il fattore politico. Il Tesoro è azionista di Mps, con una quota del 4,8%. La premier Giorgia Meloni aveva di recente auspicato che Montepaschi non venisse smembrata. Il progetto che ha avuto semaforo verde dal cda di Siena va verso quella direzione. Il Monte rimarrebbe integro, diventando il fulcro di un nuovo grande polo bancario nazionale. In Borsa hanno chiuso in rialzo Bpm (+0,66%) e Banca Generali (+1,26%), Mps ha terminato in calo dello 0,34%. Intesa ha guadagnato lo 0,41%, Generali ha terminato a +1,26%. In calo Unipol (-2,96%). E i mercati ora guarderanno anche a cosa succederà nel cda di Banca Generali convocato per venerdì 21 agosto, per una prima valutazione della situazione, con un’iniziale posizione neutrale.












