Per l’ex Ilva occorre «un piano strategico straordinario del Governo» e per il sito di Genova, in particolare, «è necessario che questo piano preveda una bonifica dei terreni non utilizzati dall’acciaieria e la reindustrializzazione di queste aree» – che ammontano a circa 600mila metri quadrati a Cornigliano, – «cominciando a pensare a una gara per cederle in blocchi separati». A sottolinearlo è stato il presidente di Confindustria Genova, Fabrizio Ferrari, a margine della presentazione dei dati di congiuntura sull’economia ligure nel primo semestre 2026.
La posizione degli industriali genovesi, che già era stata messa nero su bianco, a febbraio, in un position paper ad hoc, torna alla ribalta dopo che la corte di appello di Milano ha decretato lo stop alle lavorazioni a caldo dell’ex Ilva di Taranto, entro 90 giorni. «La chiusura dell’area a caldo di Taranto – ha sottolineato Ferrari – cambia completamente le prospettive: quello che è stato fatto finora, la possibilità di una gara e di vendere Acciaiere d’Italia in un unico blocco, sostanzialmente cade».
D’altra parte, ha aggiunto Ferrari, risulta che, in precedenza, «ci siano state delle interlocuzioni in cui privati italiani avevano mostrato interesse per Genova e Novi, ma la risposta non è stata di apertura: non c’è stato un “andate avanti”. Nel momento, però, in cui si chiudono i forni a caldo è chiaro che non avremo più i coil da lavorare a Genova e Novi e, di fatto, l’attività è destinata a chiudere. Per questo ci vuole una soluzione alternativa». Ferrari ha, quindi, sollecitato una revisione della gara per l’ex Ilva, con una gestione separata dei singoli stabilimenti del gruppo.
«Bisogna aprire al fatto che, rispetto a una gara che vede in vendita un blocco unico, siano previste delle possibilità di gare anche per blocchi separati. Il bando unico e l’attuale accordo di programma non hanno raggiunto gli obiettivi sperati ed è chiaro a tutti che, rimanere legati a un impianto, significa la desertificazione di quell’area; e questo è un errore. Servono decisioni importanti, a livello governativo, per capire se c’è qualcuno che ha l’interesse e la possibilità di acquistare Genova e Novi, per mantenere e sviluppare l’attività».
Insomma, secondo gli industriali genovesi, a Genova e Novi, posto che si trovi un acquirente, potrebbero rimanere le lavorazioni attuali, con produzione di banda stagnata e zincatura a freddo. Mentre gli altri terreni dell’ex area a caldo di Cornigliano, dove sorgono anche le banchine dello stabilimento, potrebbero essere assegnati ad aziende interessate a fare industria. Ferrari ha citato, ad esempio, la genovese Generative bionics, «un unicum nato sul nostro territorio, grazie all’Iit, nei cui piani c’è la produzione di 12mila robot l’anno. Il che significa elettronica, software, meccanica e componentistica». I moli di Cornigliano, poi, secondo Ferrari, dovrebbero essere dati in gestione a un terminalista, «che faccia attività di imbarco e sbarco per tutti i soggetti che opereranno in quelle aree», compresa, ovviamente, la parte dell’ex Ilva che resterà in funzione.













