Storie Web giovedì, Luglio 16

In prima battuta il dato pare positivo, una crescita dell’export del 4,1% che rafforza i guadagni del made in Italy in questo complicato 2026.

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Ma una lettura più attenta dei dati Istat smorza in effetti l’entusiasmo, tenendo conto che gran parte di questa crescita (oltre tre punti, indica l’Istituto di statistica) deriva da un solo prodotto, l’oro e un solo mercato, la Svizzera. Come accade da mesi, il boom di vendite di lingotti da Arezzo verso Berna sposta le medie globali: nel solo mese di maggio alla voce “metalli di base” l’export verso la Svizzera quadruplica a 1,7 miliardi, arrivando a 8,5 miliardi nei primi cinque mesi dell’anno (+267%).

E infatti, scorrendo l’andamento globale degli altri settori, nel mese si concretizzano soprattutto segni meno: calano farmaceutica e macchinari, legno e carta, moda, alimentari e mobili. In crescita solo una manciata di aree, tra cui chimica, elettronica e autoveicoli. Sulla scia, questi ultimi, della ripresa produttiva di Stellantis dopo il tracollo del 2025.

In termini di mercati di sbocco, fatta eccezione per l’ovvio primato della Svizzera (+58%), i progressi sono sostenuti in particolare in Cina e nell’area del Mercosur, con crescite meno sostenute ma comunque presenti in molti paesi europei. Non in Germania, tuttavia, dove si registra un arretramento del 3,3%, così come in frenata è il nostro secondo mercato di sbocco, gli Stati Uniti.

Dal lato degli acquisti prosegue la corsa delle auto cinesi, con valori triplicati a 454 milioni nel mese e più che raddoppiati a 1,7 miliardi dall’inizio dell’anno. La quota di Pechino sull’import di vetture balza così a ridosso del 9%, seconda solo a quella della Germania e davanti a tutti gli altri esportatori rilevanti di vetture verso l’Italia, cioè Francia, Polonia, Spagna, Turchia.

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